13Feb

 

 

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1. Introduzione

Nelle organizzazioni contemporanee la nozione di Employee Engagement è diventata centrale per comprendere la competitività e la sostenibilità del lavoro. La letteratura lo definisce come un insieme di stati psicologici, comportamenti e condizioni organizzative che portano il dipendente a impegnarsi volontariamente, con energia, responsabilità e senso di appartenenza. Non si tratta di “essere soddisfatti”, ma di sentirsi parte attiva del valore creato dall’organizzazione.

Il Macleod Review (2009), pietra miliare nello studio del fenomeno, sintetizza il concetto con una definizione efficace:
“Employee engagement is about how we create the conditions in which employees offer more of their capability and potential.”


2. Le componenti fondamentali dell’Employee Engagement

La ricerca indica che l’engagement è il risultato dell’allineamento tra tre dimensioni:

  • cognitiva: comprensione del ruolo, della strategia e degli obiettivi dell’organizzazione;
  • affettiva: senso di appartenenza, fiducia, integrità percepita;
  • comportamentale: energia, proattività e contributo discrezionale al miglioramento.

Queste dimensioni emergono solo in condizioni precise, frutto di una relazione autentica tra persone e organizzazione.

2.1 Fiducia e integrità organizzativa

La fiducia rappresenta il primo fondamento dell’engagement. I dipendenti si coinvolgono quando percepiscono equità, coerenza e rispetto. Il Psychological Contract (Rousseau, 1995) suggerisce che le persone si impegnano quando promesse, impegni e valori aziendali risultano chiari e rispettati.

2.2 Comunicazione e reciprocità

L’engagement è un processo “a due vie”: non si può chiedere impegno senza creare canali stabili di ascolto, dialogo e partecipazione. Le organizzazioni che generano coinvolgimento sono quelle che includono i dipendenti nelle discussioni sui processi, sulle priorità e sui cambiamenti, offrendo spazi reali per contribuire con idee e opinioni.

2.3 Empowerment e chiarezza del ruolo

Il coinvolgimento richiede una comprensione chiara dello scopo aziendale e del proprio contributo. Le persone impegnate sanno come l’azienda intende raggiungere i suoi obiettivi e come il loro ruolo si inserisce in questa traiettoria.


3. La prospettiva del dipendente e del datore di lavoro

3.1 Per il dipendente

Un lavoratore engaged vive la propria attività quotidiana con energia, proattività e senso di direzione. Entra in azienda sapendo cosa deve fare, sentendosi valorizzato, supportato nello sviluppo e collegato a uno scopo.

3.2 Per il datore di lavoro

Per l’impresa, l’engagement si manifesta come:

  • maggiore produttività;
  • migliore orientamento al cliente;
  • riduzione di assenze, incidenti, conflitti e turnover;
  • maggiore innovazione e contributo volontario;
  • più forte capacità competitiva.

Le idee, l’esperienza e l’impegno dei dipendenti diventano una risorsa strategica, difficile da imitare.


4. Cosa NON è Employee Engagement

L’engagement non è manipolazione emotiva, né un tentativo meccanicistico di ottenere maggiore sforzo attraverso slogan, premi superficiali o iniziative di facciata. Gli studi mostrano che i dipendenti riconoscono rapidamente tali pratiche e reagiscono con cinismo e disaffezione.

L’engagement non si crea con tool, poster o meeting motivazionali.
Si costruisce attraverso comportamenti quotidiani, governance, coerenza e sistemi ben progettati.


5. Perché l’Employee Engagement è cruciale oggi

Il contesto socio-economico contemporaneo presenta sfide nuove:

  • invecchiamento della popolazione italiana;
  • riduzione della forza lavoro disponibile;
  • concorrenza globale basata sulle competenze;
  • aumento dei livelli di istruzione e delle aspettative dei lavoratori;
  • crescita dell’innovazione, alimentata da idee e contributi umani complessi.

Le organizzazioni che non curano il coinvolgimento rischiano di perdere i talenti migliori, di non riuscire ad attrarne di nuovi e di rallentare la propria capacità di adattamento.


6. Employee Engagement: un fattore competitivo

Le evidenze di Gallup, CIPD, Harvard Business Review e diverse meta-analisi confermano che gli alti livelli di engagement generano:

  • +21 percento di produttività
  • +10 percento di soddisfazione del cliente
  • -41 percento di assenteismo
  • -59 percento di turnover involontario

L’engagement si rivela quindi un predittore robusto della performance aziendale, con effetti su innovazione, qualità del servizio e resilienza nei mercati turbolenti.

Le organizzazioni orientate al coinvolgimento costruiscono sistemi di lavoro più equi, partecipativi e responsabili. Non “motivano”, ma abilitano.


Bibliografia

  • MacLeod, D., & Clarke, N. (2009). Engaging for Success: Enhancing Performance Through Employee Engagement. UK Government Report.
  • Kahn, W. A. (1990). Psychological Conditions of Personal Engagement and Disengagement at Work. Academy of Management Journal.
  • Gallup (2023). State of the Global Workplace Report. Gallup Press.
  • Rousseau, D. (1995). Psychological Contracts in Organizations: Understanding Written and Unwritten Agreements. Sage Publications.
  • Saks, A. M. (2006). Antecedents and consequences of employee engagement. Journal of Managerial Psychology.
  • Schaufeli, W. B., & Bakker, A. B. (2004). Job demands, job resources, and their relationship with burnout and engagement. Journal of Organizational Behavior.

Webgrafia

Libero professionista come HR Temporay Director con oltre vent’anni di esperienza nella gestione strategica e operativa delle risorse umane in contesti industriali, manifatturieri e di servizi ad alta complessità organizzativa. Ho sviluppato un percorso che integra competenze manageriali, organizzative e relazionali, costruendo politiche HR capaci di sostenere la crescita delle aziende. Specializzato in Performance Management, Talent Acquisition e Retention, Governance e Change Management, ho gestito budget HR fino a ≈ 2.500.000 € annui, coordinato team HR e payroll fino a 7 persone, e accompagnato aziende in fasi di crescita, ristrutturazione e processi di innovazione in ambito HR. Adotto le best practices internazionali riconducibili al body of knowledge di APICS: Association for Operations Management e quelle internazionali della Lean Production e della Lean Office. Il mio approccio integra visione strategica e attenzione operativa: dalla definizione delle roadmap HR alla negoziazione di contratti e politiche retributive, dalla gestione di relazioni sindacali alla costruzione di sistemi premianti di varie tipologie come ad esempio MBO, OKR ecc. costruiti ad hoc. Ho sempre riportato direttamente al Presidente, al CEO o al Consiglio di Amministrazione, garantendo un allineamento costante tra strategia HR e obiettivi aziendali.