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Alberto Venturini — Il valore delle risorse umane
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Categoria: motivazione

La categoria Motivazione raccoglie articoli e approfondimenti dedicati ai fattori che influenzano l’impegno, l’energia e il coinvolgimento delle persone in azienda. I contenuti trattano temi come motivazione al lavoro, engagement, responsabilizzazione, sistemi premianti, leadership e clima organizzativo.

L’obiettivo è aiutare imprenditori, manager e HR a comprendere cosa motiva davvero le persone, superando approcci superficiali o basati solo su incentivi economici. Gli articoli propongono una visione pratica e strutturata della motivazione, collegata a obiettivi chiari, ruoli definiti, feedback continui e riconoscimento dei risultati.

Questa sezione è pensata per chi vuole costruire contesti di lavoro in cui le persone performano meglio perché sanno cosa fare, perché lo fanno e vedono un senso concreto nel proprio contributo, con effetti positivi su produttività, retention e risultati aziendali.

  • Come motivare i dipendenti: le 5 cause reali della demotivazione in azienda

    Come motivare i dipendenti: le 5 cause reali della demotivazione in azienda

    Imprenditore  ·  3 min di lettura

    Secondo l’ultimo State of the Global Workplace di Gallup, solo il 23% dei lavoratori mondiali è attivamente coinvolto nel proprio lavoro. In Italia la percentuale scende al 5%. Non è un problema di stipendi: le aziende che pagano bene ma non costruiscono le condizioni organizzative giuste hanno gli stessi tassi di disengagement di quelle che pagano meno.

    In questo articolo vediamo le 5 cause reali della demotivazione dei dipendenti e cosa puoi fare concretamente come imprenditore o manager per invertire la tendenza.

    1. Obiettivi ambigui o in continuo cambiamento

    Quando un dipendente non sa esattamente cosa ci si aspetta da lui — o quando le priorità cambiano ogni settimana — non può sapere se sta lavorando bene o male. Questa incertezza è logorante. Le persone non si demotivano perché il lavoro è difficile: si demotivano perché non sanno dove dirigere le proprie energie.

    La soluzione non è un documento di obiettivi annuali scritto una volta sola: è un sistema di check-in frequenti in cui gli obiettivi vengono confermati, adattati o chiariti. La chiarezza non è un lusso organizzativo — è la condizione base per poter lavorare bene.

    2. Assenza di feedback strutturato

    Il 65% dei dipendenti vorrebbe ricevere più feedback (fonte: Officevibe). La maggior parte riceve una valutazione annuale, spesso generica, spesso tardiva rispetto ai comportamenti che valuta. Un feedback dato sei mesi dopo un episodio non serve a migliorare: serve solo a giudicare.

    Il feedback efficace è specifico (su comportamenti osservabili, non su caratteristiche personali), tempestivo (vicino all’evento), orientato alla crescita (suggerisce come migliorare) e bilaterale (lascia spazio alla risposta del dipendente). Costruire questo tipo di cultura richiede metodo, non buona volontà.

    3. Management scadente

    “Le persone non lasciano le aziende: lasciano i manager.” È uno dei dati più citati in HR — e anche uno dei più ignorati in pratica. Il 70% del turnover volontario è attribuibile alla relazione con il diretto superiore (Gallup).

    Un manager che non delega (o che delega senza supporto), che non riconosce i contributi, che gestisce il team con microcontrollo o al contrario con totale assenza, non è un problema individuale: è un problema organizzativo che l’azienda deve risolvere con percorsi strutturati di sviluppo manageriale.

    4. Mancanza di prospettive di crescita visibili

    I dipendenti più capaci sono anche i più ambiziosi. Se non vedono un percorso di crescita chiaro all’interno dell’azienda, lo cercano fuori. Non necessariamente una promozione: può essere l’ampliamento delle responsabilità, l’accesso a progetti più sfidanti, una specializzazione riconosciuta.

    La demotivazione da stagnazione è particolarmente costosa perché colpisce le persone migliori — quelle che hanno più alternative. I dati HR mostrano che il rischio di abbandono è tre volte più alto per chi non percepisce opportunità di crescita.

    5. Cultura tossica e clima di sfiducia

    Un ambiente in cui le informazioni vengono tenute riservate, in cui i meriti vengono attribuiti in modo arbitrario, in cui l’errore viene punito invece che imparato — è un ambiente in cui le persone smettono di rischiare, di proporre, di fare il 20% in più. L’engagement cala prima che qualcuno pensi di andarsene: le persone restano fisicamente ma escono mentalmente.

    Cambiare una cultura organizzativa richiede tempo e coerenza nei comportamenti della leadership, non comunicazioni interne e valori appesi in bacheca.

    Come costruire le condizioni per la motivazione

    La motivazione non si compra con i benefit: si costruisce con la progettazione organizzativa. Obiettivi chiari, feedback strutturato, manager capaci, percorsi di crescita visibili e un clima di fiducia sono le fondamenta. Sono anche esattamente ciò che la maggior parte delle PMI italiane non ha sistemato.

    Se il tuo team sembra svogliato, il primo passo non è un team building: è capire quale di questi 5 meccanismi è rotto e intervenire con metodo. Scopri come lavoro su questo.

  • Valutazioni basate su opinioni = performance stagnanti.

    Valutazioni basate su opinioni = performance stagnanti.

    Lavoro  ·  3 min di lettura

    Nelle aziende la valutazione della performance rischia di restare un rito organizzativo. Un incontro a fine anno in cui il manager assegna un voto e il collaboratore annuisce il più delle volte. In questo scambio non c’è sviluppo. Il punto centrale è evidente. Il voto rappresenta un’opinione. L’opinione non orienta la performance. L’opinione non costruisce responsabilità. L’opinione non sostiene un processo decisionale coerente.

    1. I giudizi non seguono criteri comuni e cambiano tra manager.
    2. I sistemi premianti perdono allineamento con i risultati.
    3. I conflitti restano nascosti per mesi e minano la fiducia.

    Questo accade perché il sistema non misura. Interpreta. La valutazione resta un esercizio di percezione, non uno strumento di governo dell’organizzazione.

    Un sistema di performance efficace non valuta le persone. Misura i risultati, gli standard e i comportamenti attesi. La misurazione crea ordine. Riduce l’arbitrarietà. Rende la leadership più chiara. Quando smettiamo di basarci su “penso che” e introduciamo KPI comprensibili, condivisi e verificabili, cambia il modo di lavorare. Le persone comprendono la direzione. I manager comunicano con coerenza. L’azienda acquisisce una base concreta per premiare, sviluppare e correggere.

    Nella pratica, la misurazione aumenta la motivazione perché definisce aspettative precise. Migliora la produttività perché permette di rimuovere gli sprechi. Rafforza la responsabilità perché ognuno vede la relazione tra azioni e risultati. La valutazione diventa uno strumento quotidiano, non un appuntamento annuale. La conversazione di performance si trasforma in un percorso. L’errore smette di essere un problema. Diventa un dato da analizzare.

    Le evidenze teoriche confermano questa logica. I modelli di misurazione descritti nella letteratura scientifica mostrano che la performance cresce quando il sistema integra obiettivi chiari, standard rilevabili e collegamento diretto con la retribuzione variabile. La valutazione funziona quando guida la relazione tra persona e ruolo e quando permette all’organizzazione di decidere in modo rapido e allineato.

    Le aziende più solide hanno una caratteristica comune: non delegano la performance alla percezione e la trasformano in un processo strutturato che genera valore.

    Il collaboratore è protagonista della propria evoluzione professionale.

    Una scelta che richiede metodo, chiarezza e disciplina. Una scelta che permette di costruire un ambiente di lavoro più equo e più produttivo. La performance non nasce dal giudizio. Nasce dalla misurazione.

    Se vuoi una prima radiografia gratuita preliminare del tuo sistema di performance scrivimi dalla pagina “contatti”

    Bibliografia di riferimento

    Avallone F., Bonaretti M. (2003). Benessere organizzativo. Per migliorare la qualità del lavoro nelle amministrazioni pubbliche. Rubbettino Editore.

    De Carlo N., Falco A., et al. (2017). La metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato. Inail – Dipartimento di Medicina del Lavoro.

    Kaiser S., Ringlstetter M. (2011). Gestione strategica di aziende di servizi professionali. Teoria e pratica. Springer.

    Liker J.K., Meier D. (2007). Toyota Talent. Developing Your People the Toyota Way. McGraw-Hill.

    OD&M Consulting (s.d.). Sistemi premianti. Guida alla progettazione. OD&M.

    Womack J.P., Jones D.T., Roos D. (1990). The Machine That Changed the World. MIT – Rawson Associates.

    Yamashina H. (2005). World Class Manufacturing. FCA Case Study e implementazioni operative.

    AA.VV. (2008). Strategia, Risorse Umane e Valore. Manuale universitario di Gestione delle Risorse Umane.
    Capitoli 11 e 12: Gestire la performance e Valutare le risorse umane.

    Formez PA (1999). Project Cycle Management. Manuale per la formazione. Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    AA.VV. (2020). Il nuovo manuale organizzativo. Metodi per job description, responsabilità e sistemi di governance aziendale.

  • In poco più di 6 mesi cambiano tre #manager

    In poco più di 6 mesi cambiano tre #manager

    Imprenditore  ·  1 min di lettura

    In poco più di 6 mesi cambiano tre #manager. Non è sfortuna. È un segnale.

    Quando un manager entra ed esce in poche settimane, l’errore non nasce dal profilo. Nasce dall’assetto aziendale. Il manager arriva, trova #ruoli sfumati, #obiettivi mobili, deleghe scritte senza potere operativo. Prova a intervenire: incontra muri silenziosi. Capisce una cosa semplice. La posizione prometteva autorità, l’organizzazione concedeva esposizione e quel punto esce. Tre manager in sei mesi indicano una #Direzione incapace di definire il mandato. Indicano una #selezione basata sul prestigio del #curriculum, non sulle #responsabilità reali. Indicano un #onboarding assente. Indicano un’#azienda pronta a pretendere risultati, non a sostenere #decisioni. Il costo reale non riguarda il prossimo inserimento. Riguarda la #fiducia interna.

    Quando osservo i dati delle aziende, e

    – Ogni uscita rafforza il cinismo dei team.

    – Ogni cambio riduce l’allineamento.

    – Ogni fallimento rende meno credibile la #leadership.

    La domanda utile non riguarda la colpa. Riguarda il #sistema. Quale assetto rende inevitabile l’uscita di chi entra? Finché questa risposta manca, il #turnover manageriale diventa una regola. La stabilità manageriale dipende da chiarezza di #ruolo, #governance coerente, relazione solida con il vertice. Non dipende dal talento individuale. #Kotter collega i fallimenti di #leadership a organizzazioni prive di allineamento strategico. Se questo schema si ripete, fermarsi vale più di assumere di nuovo.

     

  • Sistema integrato di metriche HR per il governo del capitale umano nel biennio 2026-2027

    Sistema integrato di metriche HR per il governo del capitale umano nel biennio 2026-2027

    Lavoro  ·  3 min di lettura

    1. Contesto e problema

    Molte #organizzazioni misurano indicatori #HR in modo frammentato, retrospettivo o puramente amministrativo. Alcune non misurano niente. Il risultato è una scarsa capacità di:

    • individuare le cause reali del #turnover,
    • intervenire tempestivamente su #onboarding, #leadership e #carichidilavoro,
    • anticipare rischi organizzativi (#burnout, #skillgap, #disallineamentoretributivo),
    • supportare #decisioni strategiche con dati affidabili.

    Il progetto che propongo risponde alla necessità di passare da #metrichedescrittive a #metrichedecisionali, collegate ad azioni concrete e risultati economici.

    2. Obiettivi dell’intervento

    • Costruire un #cruscottoHR essenziale e orientato all’azione, evitando l’over-measurement.
    • Rafforzare la capacità decisionale di #Direzione e #HR su persone, #ruoli e sistemi.
    • Ridurre costi nascosti (#turnover, #assunzioni errate, inefficienze organizzative).
    • Abilitare una lettura predittiva dei rischi e delle competenze future.
    • Preparare l’organizzazione a temi emergenti: #trasparenzasalariale, #lavoroibrido.

     

    3. Metodologia

    Approccio evidence-based e business-oriented, articolato su tre principi:

    1. Misurare ciò che guida decisioni, non ciò che è solo disponibile.
    2. Collegare ogni metrica a un’azione manageriale esplicita.
    3. Differenziare metriche core, tattiche e strategiche, in funzione delle priorità aziendali.

     

    4. Architettura del sistema di metriche

    4.1 Metriche fondamentali (baseline di governo)

    Metriche consolidate ma ricalibrate in chiave manageriale:

    • #Turnover volontario per #manager Analisi disaggregata per linea di riporto, per identificare criticità di #leadership e #clima. → Indicatore primario di qualità manageriale.
    • Time-to-fill su posizioni critiche Misura la capacità dell’organizzazione di sostituire ruoli chiave senza perdita di continuità operativa.
    • Costo reale di assunzione Inclusione di fee esterne, tempo interno, onboarding e curva di #produttività. → Base per valutazioni di #ROI del #recruiting.
    • #Retention a 90 giorni Indicatore di efficacia dell’onboarding e di coerenza tra promessa e realtà del ruolo.
    • Tasso di #mobilità interna Rapporto tra sviluppo interno e uscita dall’organizzazione per crescita professionale.

     

    4.2 Metriche evolutive (2026–2027)

    Metriche orientate a prevenzione, sostenibilità e futuro dell’organizzazione:

    • Employee Sentiment Score (continuo) Rilevazione dinamica tramite pulse survey brevi, check-in post 1:1 e (ove consentito) analisi dei pattern comunicativi.
    • Collaboration Equity Index Analisi delle opportunità di #collaborazione, visibilità e networking tra popolazioni in presenza e da remoto.
    • Burnout Risk Score Indicatore composito basato su carichi di lavoro, densità di meeting, segnali di over-connection e percezione soggettiva.
    • Analisi predittiva dei gap di c#ompetenze Confronto tra competenze future richieste (12–18 mesi) e bacino interno sviluppabile.
    • Diversity nella leadership pipeline Valutazione dell’accesso reale a ruoli senior, mentorship e progetti ad alta visibilità.
    • Pay Equity Ratio controllato Analisi di coerenza retributiva a parità di ruolo e performance, in ottica di compliance e sostenibilità.
    • Meeting Effectiveness Score Misura dell’impatto organizzativo delle riunioni su tempo, produttività e valore generato.
    • Velocità del feedback-to-action Tempo medio tra raccolta f#eedback e decisione/azione visibile.
    • Purpose Alignment Score Allineamento percepito tra lavoro svolto, senso e valori aziendali, come predittore di retention.

     

    5. Logica di selezione delle metriche

    Il progetto non prevede l’adozione di tutte le metriche, ma una scelta mirata:

    • 3 metriche core permanenti (es. turnover per manager, retention 90 giorni, sentiment score)
    • 3–5 metriche tattiche Coerenti con le criticità attuali dell’organizzazione (es. recruiting, leadership, carichi di lavoro)
    • 2–3 metriche strategiche Per anticipare rischi e decisioni future (skill gap, pay equity)

     

    Criterio chiave: nessuna metrica senza una decisione associata.

    6. Fasi operative

    1. Diagnosi iniziale Analisi dati esistenti, sistemi HR, maturità manageriale.
    2. Selezione e definizione delle metriche Chiarezza su formule, fonti dati e soglie decisionali.
    3. Progettazione del cruscotto HR Sintesi direzionale, leggibile e orientata all’azione.
    4. Allineamento Direzione–HR–Manager Traduzione delle metriche in comportamenti e responsabilità.
    5. Avvio pilota e revisione Test su perimetro controllato, aggiustamenti e scaling.

     

    7. Deliverable

    • Framework di metriche HR personalizzato
    • Cruscotto direzionale (KPI + azioni)
    • Linee guida decisionali per manager
    • Modello di revisione periodica delle metriche
    • Raccomandazioni di intervento organizzativo

     

    8. Valore per il cliente

    • Riduzione del turnover evitabile
    • Migliore qualità delle decisioni su persone e ruoli
    • Maggiore accountability manageriale
    • Anticipo dei rischi organizzativi
    • Allineamento tra strategia, persone e performance

     

    9. Indicatori di risultato (KPI di progetto)

    • ↓ Turnover volontario su ruoli critici
    • ↓ Tempo medio di copertura posizioni chiave
    • ↑ Retention a 90 giorni
    • ↑ Mobilità interna qualificata
    • ↓ Costi HR indiretti e inefficienze organizzative
    • ↑ Velocità di risposta a feedback e segnali deboli
  • Onboarding assente = Turnover entro 6 mesi

    Onboarding assente = Turnover entro 6 mesi

    Motivazione  ·  3 min di lettura

    A settembre 2025 ho analizzato una PMI con turnover al 28%. !!!
    La causa? Nessun onboarding.
    La “procedura standard” era questa:

    Giorno 1: “Questa è la tua postazione.”
    Giorno 2: “Segui lei e impara.”
    Giorno 3: Caos.

    Una persona senza onboarding efficace ha 3 volte più probabilità di lasciare l’azienda entro 180 giorni. Perché? Perché non sa cosa fare, come farlo, con chi farlo, perché farlo. L’onboarding non è accoglienza ma produttività strategica anticipata.
    Ad ottobre 2025 l’abbiamo ricostruito in 5 fasi e ad oggi dopo 5 mesi il turnover è sceso del 55%.

    Check-list strutturata in 5 fasi per l’onboarding, progettata con logica anti–turnover, orientata a ridurre le dimissioni nei primi 6–12 mesi, aumentare time-to-productivity e rafforzare il contratto psicologico.

    Il modello è pensato per PMI e aziende industriali/multisettoriali ed è direttamente applicabile.

    1. PRE-ONBOARDING STRATEGICO

    Contesto e problema. Gran parte del turnover precoce nasce prima dell’ingresso: aspettative non allineate, ambiguità su ruolo e contesto, silenzio organizzativo.

    Obiettivo: Ridurre l’ansia da ingresso, allineare aspettative, rafforzare la decisione di scelta dell’azienda.

    Check-list operativa

    • Job description definitiva validata da HR e responsabile diretto
    • Chiarezza su: obiettivi dei primi 90 giorni (non attività,risultati attesi)
    • Comunicazione scritta di:
    • ruolo
    • priorità
    • criteri di successo
    • Invio Welcome Pack (organigramma, valori operativi, contesto business, codice etico, altro…)
    • Nomina formale di un referente interno (manager o tutor)
    • Piano agenda primo giorno / prima settimana
    • Setup strumenti IT, accessi, badgeprima dell’ingresso

    Deliverable

    • Documento “Primi 90 giorni – cosa significa avere successo qui”

    KPI

    • % dimissioni entro 30 giorni
    • No-show / ripensamenti pre-ingresso

    2. ACCOGLIENZA E ORIENTAMENTO (giorno 1 – settimana 1)

    Contesto e problema. Il primo impatto determina la percezione di professionalità dell’organizzazione.

    Obiettivo: Creare sicurezza operativa, chiarezza e senso di legittimazione nel ruolo.

    Check-list operativa

    • Accoglienza strutturata (non improvvisata)
    • Incontro formale con:
      • HR (regole, contratto, aspettative)
      • Responsabile diretto (priorità e stile di lavoro)
    • Presentazione chiara di:
      • struttura
      • processi decisionali
      • “come funzionano davvero le cose”
    • Consegna organigramma + mappa relazioni chiave
    • Spiegazione esplicita di cosanon è richiesto nei primi 30 giorni
    • Affiancamento iniziale programmato (non casuale)

    Deliverable

    • Checklist “Settimana 1 completata”

    KPI

    • Engagement percepito settimana 1
    • Errori operativi da disorientamento

    3. INSERIMENTO OPERATIVO GUIDATO (30–60 giorni)

    Contesto e problema. Il rischio maggiore è l’abbandono per senso di inadeguatezza o solitudine organizzativa.

    Obiettivo: Portare la persona a essere operativa con fiducia, non solo “attiva”.

    Check-list operativa

    • Piano di affiancamento strutturato (chi → su cosa → per quanto)
    • Obiettivi a 30 e 60 giorni misurabili e realistici
    • Check settimanali manager–collaboratore (15–30 min)
    • Feedback tempestivo su:
      • cosa funziona
      • cosa correggere
      • cosa non è prioritario
    • Chiarezza su standard di qualità e autonomia decisionale
    • Riduzione progressiva dell’affiancamento (non taglio netto)

    Deliverable

    • Scheda “Progress Review 30–60 giorni”

    KPI

    • Time-to-productivity
    • Errori ripetuti
    • Livello di autonomia raggiunto

    4. CONSOLIDAMENTO E ALLINEAMENTO (60–90 giorni)

    Contesto e problema. Molti lasciano quando capiscono che non vedono futuro o non comprendono i criteri di valutazione.

    Obiettivo: Rendere esplicito il patto di medio periodo: performance, crescita, aspettative reciproche.

    Check-list operativa

    • Colloquio strutturato di valutazione inserimento
    • Allineamento su:
      • obiettivi annuali
      • criteri di valutazione
      • indicatori di performance
    • Discussione aperta su:
      • difficoltà reali
      • gap di competenze
      • supporti necessari
    • Chiarezza su sviluppo possibile (non promesse,condizioni)
    • Conferma formale del ruolo e delle responsabilità

    Deliverable

    • Verbale colloquio 90 giorni
    • Piano di sviluppo individuale (se pertinente)

    KPI

    • Turnover entro 6 mesi
    • Qualità percepita della leadership diretta

    5. INTEGRAZIONE E RETENTION ATTIVA (3–12 mesi)

    Contesto e problema. Il turnover non si previene con “motivazione”, ma con sistemi di continuità.

    Obiettivo: Trasformare l’inserimento in appartenenza professionale stabile.

    Check-list operativa

    • ☐ Integrazione nei processi di performance management
    • ☐ Feedback strutturato almeno trimestrale
    • ☐ Monitoraggio carico di lavoro e priorità
    • ☐ Coinvolgimento in decisioni coerenti con il ruolo
    • ☐ Ascolto attivo su segnali deboli di disingaggio
    • ☐ Verifica annuale coerenza ruolo–persona

    Deliverable

    • Valutazione annuale
    • Aggiornamento obiettivi e responsabilità

    KPI

    • Turnover < 12 mesi
    • Retention high performer
    • Engagement score

    Valore per l’azienda

    • Riduzione del turnover precoce (–20% / –40%)
    • Minori costi di sostituzione e formazione
    • Aumento produttività nei primi 6 mesi
    • Migliore reputazione come datore di lavoro

     

  • Come si premiano davvero i dipendenti?

    Come si premiano davvero i dipendenti?

    Lavoro  ·  1 min di lettura

    COME SI PREMIANO DAVVERO I DIPENDENTI?
    La risposta corretta non è: “con un hashtagbonus”.
    La risposta corretta è: “con un hashtagsistema”.
    Molte hashtagPMI premiano in modo episodico:
    hashtagpremio a fine anno
    – aumento per trattenere una persona
    hashtagincentivo negoziato caso per caso
    hashtagpremio discrezionale
    Risultato? Percezione di arbitrarietà, hashtagdemotivazione silenziosa, turnover dei migliori. Un sistema premiante efficace deve rispettare almeno questi 4 criteri strutturali:
    1. hashtagALLINEAMENTOSTRATEGICO
    Il premio deve derivare da hashtagobiettivi collegati a margine, produttività, qualità o crescita. Se non impatta il conto economico, non è un sistema: è un costo.
    2. hashtagMISURABILITÀ
    Obiettivi chiari, KPI definiti, formule trasparenti. Come evidenziato nella progettazione dei sistemi incentivanti in decine di studi accademici la struttura e i criteri di calcolo sono determinanti per l’effetto motivazionale.
    3. hashtagSOSTENIBILITÀECONOMICA
    Un sistema sano si autofinanzia: la hashtagperformance genera valore e parte del valore viene redistribuito. Questa la logica coerente e sottostante con gli approcci hashtagGainSharing e hashtagProfitSharing.
    4. PERCEZIONE DI hashtagEQUITÀ
    Secondo la teoria dell’aspettativa di Vroom:
    Motivazione = Valore × Probabilità × Connessione tra sforzo e risultato.
    Se la connessione non è chiara, la motivazione crolla. Attenzione:
    Il premio economico è solo una leva del Total Reward. Riconoscimento, crescita professionale, formazione, autonomia e chiarezza di ruolo hanno impatto strutturale sulla retention.
    Ricordo che un sistema premiante ben progettato può:
    A) Ridurre il hashtagturnover del 10–20%
    B) Aumentare la hashtagproduttività fino all’8%
    C) Liberare tempo manageriale oggi speso in negoziazioni individuali
    Premiare non significa “essere generosi”. Significa costruire un meccanismo che orienta comportamenti e risultati.
    Qual è oggi il vostro modello: episodico o sistemico? Il vostro sistema premia davvero la performance…o state solo distribuendo soldi per evitare conflitti?
    hashtagPerformanceManagement hashtagSistemiPremianti hashtagHRStrategy hashtagIncentivazion

     

     

  • Quando il ruolo non è allineato in azienda

    Quando il ruolo non è allineato in azienda

    Lavoro  ·  1 min di lettura

  • La formazione non è un benefit. È un investimento produttivo

    La formazione non è un benefit. È un investimento produttivo

    Formazione  ·  7 min di lettura

    La formazione non è un costo “soft”, ma un’infrastruttura produttiva che riduce errori, turnover e dipendenza dal vertice, aumentando scalabilità e performance.
    Il vero rischio non è formare le persone e perderle, ma non formarle e bloccare la competitività dell’azienda.

    Nel dibattito manageriale italiano la formazione viene ancora spesso collocata nell’area dei costi discrezionali. È percepita come un elemento “soft”, utile a migliorare il clima, l’engagement o l’immagine aziendale, ma raramente come una leva strutturale di competitività economica. Questa impostazione è concettualmente errata e strategicamente pericolosa.

    La storia dei sistemi produttivi dimostra il contrario. Nel volume  The Machine That Changed the World analizzano comparativamente i modelli industriali globali e mostrano come i sistemi più performanti investano in modo sistematico nelle competenze delle persone. Non episodicamente, non in funzione di incentivi pubblici, non come risposta emergenziale a un problema, ma come architettura permanente del modello operativo.

    La lean production non nasce dal controllo. Nasce dalla capacità diffusa di migliorare il processo. E la capacità di migliorare il processo è una competenza, non un’intuizione casuale.

    Se la formazione fosse solo un vantaggio individuale, Toyota non avrebbe costruito un sistema competitivo mondiale fondato sul miglioramento continuo. Le imprese “world class” non avrebbero integrato l’apprendimento nei loro processi core. Non avrebbero reso strutturale il problem solving distribuito, la standardizzazione intelligente, il miglioramento incrementale.

    La formazione, quindi, non è un premio. È un’infrastruttura produttiva.


    1. La formazione come leva di produttività, non come costo accessorio

    Per comprendere il ruolo strategico della formazione occorre spostare il focus dalla dimensione individuale a quella sistemica.

    Quando un’azienda investe in competenze non sta semplicemente migliorando il curriculum delle proprie persone. Sta aumentando la capacità del sistema di:

    • prevenire errori,

    • ridurre variabilità,

    • accelerare decisioni,

    • innovare processi,

    • standardizzare buone pratiche,

    • ridurre dipendenze critiche.

    In altre parole, sta riducendo entropia organizzativa.

    La produttività non è solo una funzione di macchine, tecnologia e capitale finanziario. È soprattutto una funzione di capacità di coordinamento e di competenza diffusa. Senza competenze, la tecnologia non genera vantaggio. Senza competenze, i processi non vengono rispettati. Senza competenze, le procedure diventano burocrazia e non leva di efficienza.

    Il paradigma dell’Operational Excellence, che integra TQM, Lean Production, Just in Time e sistemi di miglioramento continuo, si fonda su un presupposto chiaro: le persone devono essere in grado di comprendere, analizzare e migliorare il proprio lavoro. Non esiste eccellenza operativa senza competenza operativa.


    2. I tre costi invisibili della mancata formazione

    Le aziende che considerano la formazione un costo da comprimere sottovalutano tre costi strutturali che non compaiono immediatamente nel conto economico, ma che impattano direttamente sui margini.

    2.1 Il costo dell’errore

    Procedure non comprese generano rilavorazioni, scarti, ritardi e non conformità. Ogni errore produce un effetto moltiplicativo: tempo perso, stress organizzativo, conflitti interfunzionali, perdita di credibilità verso il cliente.

    L’errore non è solo un difetto tecnico. È un segnale di deficit sistemico.

    Nei sistemi lean, l’errore è trattato come opportunità di apprendimento. Nei sistemi non strutturati, l’errore viene gestito come colpa individuale. La differenza è sostanziale. Nel primo caso si genera conoscenza organizzativa. Nel secondo si genera paura e ripetizione dell’errore.

    La formazione non elimina l’errore. Ma riduce la probabilità che esso si trasformi in perdita strutturale.

    2.2 Il costo del turnover

    La percezione di crescita professionale è uno dei principali fattori di retention. Le ricerche sul benessere organizzativo evidenziano come sviluppo, autonomia e senso di progresso siano determinanti per la permanenza in azienda.

    Il turnover non è solo un problema di sostituzione. È perdita di competenza, perdita di memoria organizzativa, perdita di tempo manageriale. Ogni uscita comporta:

    • costo di ricerca e selezione,

    • costo di onboarding,

    • perdita di produttività nel periodo di transizione,

    • sovraccarico sui colleghi,

    • potenziale perdita di clienti.

    Il costo reale di una dimissione supera frequentemente due o tre annualità lorde del collaboratore, considerando impatti indiretti. Eppure molte aziende continuano a non correlare formazione e retention.

    2.3 Il costo della dipendenza dal titolare

    Un’organizzazione senza competenze diffuse rimane accentrata. Le decisioni si concentrano in poche mani. Il fondatore o la Direzione diventano collo di bottiglia.

    Questo genera tre conseguenze:

    • rallentamento decisionale,

    • sovraccarico cognitivo del vertice,

    • impossibilità di scalare.

    Un’azienda che dipende dal titolare non è scalabile. Non può crescere oltre la capacità individuale del fondatore. La formazione distribuisce competenza e quindi distribuisce potere decisionale controllato.

    In termini sistemici, la formazione è uno strumento di decentralizzazione responsabile.


    3. Il falso dilemma: “E se li formo e poi se ne vanno?”

    La domanda più frequente nelle PMI è: “Se investo in formazione e poi il collaboratore se ne va?”

    La domanda corretta è: “Se non lo formo e rimane?”

    Un collaboratore non aggiornato:

    • rallenta l’innovazione,

    • genera inefficienza,

    • richiede supervisione costante,

    • aumenta il carico decisionale del management,

    • blocca la trasformazione organizzativa.

    La permanenza di competenze obsolete è più pericolosa della perdita di un talento formato. Perché l’obsolescenza si propaga nel sistema.

    La formazione non è garanzia di permanenza. Ma l’assenza di formazione è quasi garanzia di stagnazione.


    4. Formazione e sistemi premianti: coerenza economica

    La formazione non può essere isolata dal sistema di performance management. Se lo sviluppo delle competenze non è collegato agli obiettivi, non è misurato e non è integrato nei sistemi incentivanti, diventa effettivamente un costo.

    Sui sistemi premianti si evidenziano come la retribuzione variabile debba essere coerente con obiettivi misurabili e con il contributo reale alla creazione di valore. Lo sviluppo delle competenze è parte integrante di tale architettura.

    Un sistema incentivante che premia risultati di breve periodo ma non investe in competenze crea una distorsione pericolosa: si massimizza l’output immediato sacrificando la sostenibilità futura.

    La formazione deve essere:

    • collegata a KPI,

    • integrata nei processi di valutazione,

    • inserita in un piano di sviluppo coerente con la strategia.

    Solo in questo modo diventa leva competitiva.


    5. La formazione come infrastruttura strategica

    Dal punto di vista della gestione strategica, la formazione è una risorsa intangibile ad alta leva.

    Le aziende di servizi professionali, ad esempio, basano il proprio vantaggio competitivo su conoscenza, reputazione e capitale umano. La gestione strategica delle competenze è quindi centrale per la sopravvivenza stessa dell’organizzazione.

    In un contesto caratterizzato da:

    • digitalizzazione,

    • accelerazione tecnologica,

    • cambiamento normativo continuo,

    • pressione competitiva crescente,

    la competenza diventa un asset critico. Non investire in formazione equivale a non investire in manutenzione degli impianti.

    La differenza è che il deterioramento delle competenze è meno visibile rispetto al deterioramento di una macchina. Ma gli effetti sono altrettanto gravi.


    6. La misurazione del ROI della formazione

    Il principale limite nella gestione della formazione è la mancata misurazione del ritorno economico.

    Misurare il ROI non significa ridurre la formazione a un foglio Excel. Significa collegare investimento e risultato.

    Esempi di metriche:

    • riduzione errori,

    • riduzione tempo ciclo,

    • riduzione reclami,

    • aumento produttività,

    • riduzione turnover,

    • miglioramento clima,

    • aumento retention talenti.

    Il ROI della formazione non è immediato. Ma è misurabile nel medio periodo attraverso indicatori coerenti.

    Un’azienda che misura solo i costi e non misura i benefici produce un’analisi parziale.


    7. La responsabilità della Direzione

    Molti imprenditori affermano che la formazione non genera valore. Nella maggior parte dei casi il problema non è la formazione, ma la sua progettazione.

    Se la formazione:

    • non è collegata ai KPI,

    • non è progettata in logica sistemica,

    • non è coerente con la strategia,

    • non è seguita da applicazione operativa,

    non genererà valore.

    La responsabilità è della governance.

    La formazione efficace richiede:

    1. Analisi dei fabbisogni.

    2. Collegamento con obiettivi strategici.

    3. Misurazione risultati.

    4. Integrazione nei sistemi premianti.

    5. Monitoraggio nel tempo.

    Senza architettura, la formazione diventa evento. Con architettura, diventa leva.


    8. Formazione e cultura organizzativa

    La cultura aziendale non è uno slogan. È l’insieme di comportamenti accettati e replicati.

    Una cultura orientata all’apprendimento:

    • tollera l’errore come opportunità,

    • favorisce feedback strutturato,

    • incentiva miglioramento continuo,

    • valorizza competenza tecnica e manageriale.

    Una cultura orientata al controllo:

    • punisce l’errore,

    • centralizza decisioni,

    • scoraggia autonomia,

    • blocca innovazione.

    La formazione è uno strumento di trasformazione culturale. Non perché modifichi automaticamente comportamenti, ma perché crea consapevolezza e linguaggio comune.

    Senza linguaggio comune non esiste coordinamento efficace.


    9. Il legame tra formazione e scalabilità

    La scalabilità aziendale richiede sistemi replicabili.

    I sistemi replicabili richiedono:

    • standard chiari,

    • competenze diffuse,

    • leadership intermedia competente,

    • processi formalizzati.

    La formazione è il meccanismo attraverso cui si trasferisce il modello organizzativo.

    Senza formazione, la crescita genera caos. Con formazione, la crescita genera struttura.


    10. Conclusione strategica

    La formazione non è un benefit. Non è welfare. Non è un gesto motivazionale.

    È un investimento produttivo.

    Le imprese che la trattano come costo accessorio riducono nel tempo la propria capacità competitiva. Le imprese che la integrano nei sistemi di performance e nei processi operativi costruiscono resilienza organizzativa.

    La domanda finale non è se la formazione costa.

    La domanda è: quanto costa non farla?

    La tua azienda misura il ritorno economico della formazione oppure la considera ancora un costo “soft”?

    #HRStrategy #Formazione #PerformanceManagement #LeanOrganization #Leadership #Turnover #PMI

  • Il ruolo dei sistemi organizzativi nelle performance delle PMI

    Il ruolo dei sistemi organizzativi nelle performance delle PMI

    Imprenditore  ·  4 min di lettura

    1. Introduzione

    Nelle piccole e medie imprese italiane appare ricorrente una narrativa che attribuisce alle persone la responsabilità dei risultati insoddisfacenti. La difficoltà nel reperire competenze, l’apparente scarsa motivazione dei collaboratori e la discontinuità delle performance vengono spesso interpretate come problemi individuali. Tuttavia l’analisi dei processi, della cultura organizzativa e dei meccanismi di coordinamento rivela uno scenario differente. La ricerca scientifica sulla gestione delle risorse umane mostra come il comportamento dei lavoratori sia il risultato della struttura nella quale operano, dei sistemi di onboarding, delle pratiche manageriali e della chiarezza dei ruoli.
    Il paradigma socio-tecnico, già dagli anni Sessanta, suggerisce che la performance dipende dall’allineamento tra la dimensione tecnica e quella sociale dell’impresa. Nelle PMI tale allineamento è spesso fragile, determinando inefficienze, turnover elevato e risultati discontinui.

    2. Il limite dell’attribuzione individuale del fallimento

    Attribuire le criticità alle persone produce un errore cognitivo noto come fundamental attribution error (Ross, 1977). Le evidenze empiriche mostrano che quando un lavoratore fallisce un compito, nella maggior parte dei casi il problema risiede nella mancanza di processi standardizzati, nella scarsa definizione delle aspettative o in una leadership non allineata.

    2.1 Onboarding e aspettative

    La letteratura indica che i primi giorni di lavoro sono determinanti per la performance futura. Bauer e Erdogan (2011) evidenziano che un onboarding strutturato aumenta engagement, retention e velocità di apprendimento. Se un nuovo assunto non comprende gli obiettivi entro la prima settimana, il limite non è individuale ma sistemico. L’assenza di check-list, materiali, ruoli chiari e un referente dedicato produce incertezza e rallentamenti.

    2.2 Leadership incoerente e variabilità manageriale

    Ulrich (2012) sottolinea che un’organizzazione ad alte prestazioni non dipende dalla qualità dei singoli manager ma dalla coerenza del sistema di leadership. Quando ciascun responsabile applica criteri di gestione diversi, i collaboratori non dispongono di una cornice comune, condizione che genera interpretazioni arbitrarie, conflitti e inefficienza operativa.

    2.3 Turnover come indicatore di sistema

    Secondo la ricerca di Work Institute (2023), oltre il 90 percento delle dimissioni è “evitabile” e riconducibile a fattori organizzativi come carico di lavoro, mancanza di sviluppo, scarsa comunicazione e incoerenza manageriale. Un turnover superiore al 15 percento nelle PMI non riflette il mercato del lavoro, ma la debolezza del sistema HR e dei processi di gestione delle persone.

    3. I sistemi come architettura della performance

    Le aziende ad alte prestazioni non dipendono dagli individui ma dall’insieme dei sistemi organizzativi che orientano comportamenti, decisioni e routine operative. La letteratura sulla High Performance Work System (HPWS) (Becker & Huselid, 1998) evidenzia che l’efficacia dell’impresa dipende dalla coerenza tra:

    sistemi di recruiting e selezione
    processi di onboarding
    job design chiaro e misurabile
    leadership allineata
    metriche trasparenti di performance
    cultura organizzativa condivisa

    Quando questi elementi funzionano come un sistema integrato, si osservano miglioramenti significativi in produttività, qualità, tempi e retention.

    4. Impatto dei sistemi sulla cultura e sui risultati

    La cultura non nasce spontaneamente. È l’esito di processi, pratiche, rituali e scelte organizzative. Schein (2010) afferma che i comportamenti osservabili in azienda derivano dai sistemi di riferimento che guidano la vita quotidiana delle persone. Per questo la costruzione di sistemi chiari e replicabili genera prevedibilità, sicurezza psicologica e senso di efficacia.
    Le evidenze sul World Class Manufacturing e sul Toyota Production System confermano che la creazione di processi standardizzati riduce la variabilità, migliora la qualità e incrementa le performance complessive (Liker & Meier, 2007). In tali modelli non servono “eroi” ma procedure solide, formazione continua e feedback costante.

    5. Implicazioni operative per le PMI

    Per migliorare le performance non basta sostituire persone o intensificare i controlli. È necessario intervenire sulla struttura. Le azioni prioritarie includono:
    definizione dei ruoli e degli output attesi
    costruzione di un onboarding guidato
    standardizzazione dei processi critici
    allineamento della leadership
    misurazione sistematica della performance
    revisione della cultura sulla base dei comportamenti osservati
    L’approccio evidence-based mostra che la persona eccelle quando il sistema la sostiene.

    6. Conclusioni

    Le PMI che continuano a interpretare il fallimento come un problema individuale rischiano di cristallizzare una cultura difensiva e inefficace. Le imprese che invece adottano una logica sistemica riducono il turnover, stabilizzano le performance e costruiscono un contesto capace di attrarre e trattenere talento. La ricerca scientifica è chiara. Non sono le persone a fallire. Sono i sistemi che non permettono di lavorare bene. La progettazione organizzativa è quindi la leva primaria per la competitività delle PMI.
    Per una diagnosi preliminare del sistema organizzativo è possibile richiedere un’analisi introduttiva per individuare criticità, rischi e opportunità di miglioramento.

    Bibliografia

    Bauer, T. N., & Erdogan, B. (2011). Organizational Socialization: The Effective Onboarding of New Employees. APA Handbook.
    Becker, B. E., & Huselid, M. A. (1998). High Performance Work Systems and Firm Performance. Research in Personnel and Human Resource Management.
    Liker, J. K., & Meier, D. (2007). Toyota Talent: Developing Your People the Toyota Way. McGraw-Hill.
    Ross, L. (1977). The intuitive psychologist and his shortcomings: Distortions in the attribution process. Advances in Experimental Social Psychology.
    Schein, E. H. (2010). Organizational Culture and Leadership. Jossey-Bass.
    Ulrich, D. (2012). HR from the Outside In. McGraw-Hill.

    Webgrafia

    Work Institute (2023). Retention Report. https://workinstitute.com
    Society for Human Resource Management (SHRM). Effective Onboarding Practices. https://www.shrm.org
    Harvard Business Review. Why Employees Leave Organizations. https://hbr.org
    McKinsey & Company. The organization blog: performance, leadership and operating models. https://www.mckinsey.com
    MIT Sloan Management Review. High-Performance Work Systems. https://sloanreview.mit.edu

  • Il comportamento umano viene modellato in gran parte …

    Il comportamento umano viene modellato in gran parte …

    Engagement  ·  3 min di lettura

    La qualità delle relazioni professionali orienta traiettorie di carriera, performance e benessere. Il capitale relazionale influenza scelte, interpretazione degli eventi e stabilità emotiva nei contesti organizzativi. Le persone con cui lavoriamo modellano le decisioni quotidiane, incidono sulle priorità e definiscono standard informali che nel tempo diventano criteri impliciti di comportamento. La teoria dell’apprendimento sociale di Bandura mostra che l’osservazione del gruppo costruisce norme interiorizzate e modelli di azione che orientano la condotta nel lavoro.

    Nel contesto aziendale questo assunto assume un ruolo operativo. Le relazioni non agiscono come fattori neutri. Ogni interazione modifica il livello della nostra professionalità. Un ambiente con comportamenti disfunzionali normalizza dinamiche che abbassano la qualità delle decisioni. La lucidità si riduce. Il clima organizzativo rallenta le performance e indebolisce la capacità di scelta. I manuali sul benessere organizzativo mostrano che la struttura delle relazioni influenza lo stress, la sicurezza psicologica e la percezione di equità, elementi che sostengono o indeboliscono la motivazione interna .

    La gestione strategica delle risorse umane identifica nelle relazioni un nodo critico del ciclo del valore. Il comportamento osservabile nei gruppi incide sul commitment, sulla prestazione e sulla qualità dei processi decisionali. La letteratura colloca la dimensione relazionale tra i fattori che sostengono performance sostenibili e continuità dei sistemi organizzativi . Quando le relazioni diventano incoerenti, manipolative o frammentate, l’organizzazione perde coerenza interna. I manager entrano in modalità reattiva. I processi si basano su compensazioni emergenziali anziché su metodo.

    La scelta di relazioni professionali sane rappresenta un investimento strategico. Circondarsi di persone che mantengono standard elevati, rispettano impegni, formulano richieste chiare e assumono responsabilità sviluppa ambienti che sostengono disciplina, attenzione e qualità delle decisioni. La psicologia del lavoro evidenzia come la qualità dello scambio relazionale sostenga identità professionale, capacità di autoregolazione e senso di autonomia. Nei modelli di valutazione dello stress lavoro correlato pubblicati da Inail emerge il legame tra relazioni efficaci, percezione di controllo e riduzione dei fattori di rischio psicosociale .

    Lavorare con persone solide facilita una cultura della professionalità. Incrementa la qualità del lavoro e riduce i costi derivanti da turnover e inefficienze, come mostrano i principali manuali di management del capitale umano. La struttura informale delle relazioni diventa una leva che sostiene i sistemi HR e stabilizza le performance nel tempo. La ricerca organizzativa conferma che la qualità dello scambio interpersonale influenza motivazione, apprendimento e capacità di mantenere comportamenti coerenti con gli obiettivi aziendali.

    Alcuni studi sulla direzione HR evidenziano che le relazioni interne agiscono come meccanismo di governance e non come variabile di contorno. Standard elevati di relazione definiscono un contesto che favorisce chiarezza, allineamento e continuità. Diventano una componente del sistema, non un fattore accessorio. In assenza di questo presidio, le organizzazioni normalizzano ambiguità, producono costi invisibili e alimentano dinamiche che compromettono la performance.

    La relazione, in sintesi, diventa un predittore di successo professionale. Scegliere ambienti sani è una responsabilità individuale e una leva strategica per i sistemi HR. Come afferma Bandura, «gli individui costruiscono la propria competenza attraverso l’osservazione delle azioni altrui», ricordandoci che l’ambiente non è uno sfondo ma una forza che orienta la nostra traiettoria.

     


     


    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Bandura A., Social Learning Theory, Prentice Hall.
    Avallone F., Bonaretti M., Benessere Organizzativo .
    Kaiser S., Ringlstetter M.J., Gestione strategica di aziende di servizi professionali .
    Womack J., Jones D., Roos D., The Machine That Changed the World .

     


    WEBGRAFIA

    Inail, Metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato (2017) .
    Springer, Strategic Management of Professional Service Firms .

     

  • Gestire le performance di nuova generazione

    Gestire le performance di nuova generazione

    Motivazione  ·  5 min di lettura

    Gestire le performance di nuova generazione: una bella sfida che McKinsey ci spiega bene nel suo articolo.
    Le aziende che seguono con uno scopo hanno maggiori probabilità di creare una significativa generazione di valore a lungo termine, che può portare a migliori prestazioni finanziarie, maggiore coinvolgimento dei dipendenti e maggiore fiducia dei clienti.

    Concentrati sullo scopo dell’organizzazione

    Qual è lo scopo principale della tua azienda e dove puoi avere un impatto unico e positivo sul mercato? Ora più che mai, hai bisogno di risposte a queste domande: lo scopo non è una scelta ma una necessità.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  possono articolare e modellare le mentalità e i comportamenti individuali desiderati legati allo scopo identificando i “momenti che contano” nella cultura aziendale e traducendo lo scopo in una serie di norme e comportamenti di leadership e dei dipendenti.

    Ad esempio, il produttore di veicoli commerciali Scania organizza un “Climate Day” annuale, durante il quale l’azienda interrompe le operazioni per un’ora per tenere corsi di formazione sulla sostenibilità, in linea con il suo scopo di “guidare il passaggio a un sistema di trasporto sostenibile”.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  possono anche garantire che vengano apportati chiari cambiamenti ai processi di reclutamento e sviluppo delle capacità determinando le caratteristiche di un dipendente “orientato allo scopo” e incorporando questi attributi nel reclutamento, nello sviluppo e nella pianificazione della successione.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  possono anche incorporare metriche guidate da uno scopo nelle decisioni di retribuzione e prestazioni. Le aziende di tutti i settori hanno intrapreso queste metriche ultimamente. Ad esempio, Seventh Generation, un produttore di prodotti per la pulizia e la cura della persona, ha recentemente inserito nel suo sistema di incentivi obiettivi di sostenibilità per l’intera forza lavoro dell’azienda, al servizio del suo obiettivo di essere un’azienda a zero rifiuti entro il 2025. Shell ha in programma di stabilire obiettivi di emissioni di carbonio a breve termine e collegare la compensazione dei dirigenti alla performance rispetto a essi.

    Pensa profondamente al talento

    Le organizzazioni in grado di riallocare i talenti al passo con i loro piani strategici hanno più del doppio delle probabilità di superare le i concorrenti. Gestire le performance di nuova generazione è utile per collegare il talento al valore i migliori talenti dovrebbero essere spostati in ruoli critici che guidano il valore. Ciò significa allontanarsi da un approccio tradizionale, in cui i ruoli critici e il talento sono intercambiabili e basati sulla gerarchia.

    Portare le persone migliori nei ruoli più importanti richiede uno sguardo disciplinato su dove l’organizzazione crea davvero valore e come contribuiscono i migliori talenti. Considera lo sforzo di Tesla per creare una cultura dell’innovazione in rapido movimento o l’attenzione ossessiva di Apple sull’esperienza utente. Queste priorità culturali sono al centro delle agende di valore di queste aziende. I ruoli necessari per trasformare tali priorità in valore sono spesso legati alla ricerca e sviluppo e occupati da persone creative e di talento.

    Per consentire questo cambiamento, I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  dovrebbero gestire i talenti in modo rigoroso creando una capacità di analisi per estrarre i dati per assumere, sviluppare e trattenere i migliori dipendenti.

    Crea la motivazione giusta per i dipendenti

    Le aziende sanno che una migliore esperienza lavorativa dei dipendenti significa una migliore redditività. Le organizzazioni di successo lavorano insieme alle loro persone per creare esperienze personalizzate, autentiche e motivanti che attingono allo scopo di rafforzare le prestazioni individuali, di squadra e aziendali.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  giocano un ruolo cruciale nella formazione dell’esperienza dei dipendenti. Le organizzazioni in cui le risorse umane facilitano un’esperienza positiva per i dipendenti hanno una probabilità 1,3 volte maggiore di riportare una sovraperformance organizzativa, ha dimostrato una ricerca McKinsey . Ciò è diventato ancora più importante durante la pandemia, poiché le organizzazioni lavorano per costruire il morale del team e una mentalità positiva.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  dovrebbero facilitare e coordinare l’esperienza dei dipendenti. Le organizzazioni possono supportarlo aiutando le risorse umane a evolversi, rafforzando le capacità della funzione in modo che diventi l’architetto dell’esperienza dei dipendenti. Airbnb, ad esempio, ha ribattezzato il ruolo di CHRO come responsabile globale dell’esperienza dei dipendenti. PayPal si è concentrata sulla capacità e sui processi delle risorse umane per creare un’esperienza migliore per i dipendenti, incluso il coaching dei professionisti delle risorse umane sulla misurazione e la comprensione di tale esperienza e l’utilizzo della tecnologia in modo più efficace.

    Introduci la gestione delle performance di nuova generazione

    Gestire le performance di nuova generazione per le aziende che stanno sperimentando un’ampia varietà di approcci per migliorare il modo in cui gestiscono le performance è sicuramente non facile ma essenziale. Secondo un sondaggio globale McKinsey , metà degli intervistati ha affermato che la gestione delle performance non ha avuto un effetto positivo sulle performance dei dipendenti o dell’organizzazione. Due terzi hanno segnalato l’implementazione di almeno una modifica significativa ai propri sistemi di gestione delle performance.

    Abbiamo identificato tre pratiche – coaching dei manager, collegamento degli obiettivi dei dipendenti alle priorità aziendali e retribuzione differenziata – che aumentano le possibilità che un sistema di gestione delle performance influisca positivamente sulle performance dei dipendenti. Le risorse umane svolgono un ruolo importante nell’incorporare queste pratiche nella gestione delle performance i supportando il processo di definizione degli obiettivi, disaccoppiando la retribuzione e la discussione sullo sviluppo, investendo nella creazione di capacità del manager e incorporando tecnologia e analisi per semplificare il processo di gestione delle performance.

    Per rafforzare l’agilità di un’organizzazione, le risorse umane dovrebbero porre le seguenti domande:

    • Possiamo consentire un processo decisionale più efficace spingendo le decisioni ai margini dell’organizzazione, creando sicurezza psicologica che dia potere alle persone e costruendo capacità?
    • Come possiamo accelerare il passaggio a una base di talenti più diversificata e profondamente motivata, supportata da una cultura incentrata sull’uomo che consente prestazioni superiori ed esperienza superiore?
    • Quali aree organizzative o flussi di creazione di valore end-to-end trarrebbero maggiori benefici dal passaggio a nuovi modi di lavorare e di organizzarsi?
  • 6 vizi capitali del bastone e della carota

    6 vizi capitali del bastone e della carota

    Imprenditore  ·  3 min di lettura

    6 vizi capitali del bastone e della carota in sintesi:

    Questi sono i vizi capitali di Daniel H.Pink che ci indicano il perché non è consigliabile e del tutto inutile adottare le ricompense del tipo Se… Allora… :

    1) Possono diminuire la performance

    2) Possono bloccare la creatività

    3) Possono bloccare le buone azioni

    4) Possono incoraggiare imbrogli, scorciatoie e comportamenti scorretti

    5) Possono creare dipendenza

    6) Possono favorire il pensiero a breve termine

    Le ricompense di tipo Se… Allora… rappresentano strumenti diffusi nelle pratiche manageriali. Molti sistemi premianti continuano a basarsi su questo schema condizionale, anche se la letteratura mostra limiti strutturali. Daniel H. Pink sintetizza questi limiti in una serie di vizi che spiegano perché tali ricompense risultano inefficaci nella gestione delle persone. Le evidenze organizzative mostrano come tali leve non sostengano performance, motivazione e apprendimento. La gestione strategica delle risorse umane richiede sistemi che valorizzano autonomia, competenza e significato, evitando modelli che riducono la complessità dei comportamenti umani.

    Il primo vizio riguarda la riduzione della performance. Le ricompense condizionali orientano l’attenzione su un obiettivo esterno e distolgono dalla qualità del compito. La ricerca sui sistemi incentivanti mostra che quando l’attenzione scivola sull’incentivo, la profondità cognitiva si riduce e la prestazione cala, soprattutto nelle attività non standardizzate . Questo effetto risulta evidente nelle funzioni che richiedono analisi, decisioni e gestione della complessità.

    Il secondo vizio riguarda la creatività. Gli studi sulla motivazione intrinseca mostrano che le ricompense condizionali restringono il campo cognitivo, riducono la capacità di generare alternative e limitano il pensiero divergente. Pink collega questa dinamica a una compressione percettiva che ostacola soluzioni innovative. I sistemi HR orientati allo sviluppo professionale richiedono contesti che favoriscono esplorazione, non vincoli strutturati.

    Il terzo vizio riguarda il blocco delle azioni prosociali. Quando un comportamento nasce da motivazione interna, aggiungere una ricompensa esterna può ridurre il valore percepito del gesto. La teoria del contratto psicologico mostra quanto la motivazione si basi su scambi impliciti di fiducia e riconoscimento. L’introduzione di ricompense condizionate altera questo equilibrio e riduce la disponibilità spontanea alla collaborazione .

    Il quarto vizio riguarda comportamenti scorretti. L’effetto incentivante può generare deviazioni, scorciatoie o tentativi di manipolare i criteri di valutazione. La letteratura sui sistemi premianti mette in evidenza questo rischio. Modelli come il profit sharing o i bonus individuali, se mal progettati, possono alimentare comportamenti opportunistici e ridurre la qualità dello scambio tra colleghi . Il sistema diventa fragile. L’organizzazione ne subisce le conseguenze.

    Il quinto vizio riguarda la dipendenza. Le persone iniziano a rispondere solo allo stimolo esterno. La motivazione intrinseca si indebolisce. Il comportamento professionale diventa reattivo e non autoregolato. La psicologia del lavoro evidenzia come la dipendenza da ricompense condizionali trasformi il sistema HR in un meccanismo costoso e progressivamente inefficace. L’organizzazione deve aumentare la leva incentivante per mantenere lo stesso livello di risposta. Il ciclo diventa insostenibile.

    L’analisi dei vizi capitali descritti da Pink invita a ripensare i sistemi premianti. Le imprese che puntano su qualità, apprendimento e responsabilità costruiscono modelli fondati su autonomia, chiarezza degli obiettivi e feedback continuo. Gli studi sul benessere organizzativo mostrano che i sistemi che sostengono motivazione interna migliorano clima, cooperazione e stabilità delle performance nel tempo . La gestione HR deve quindi ridurre la dipendenza da leve condizionali e valorizzare schemi che rafforzano competenza e significato.

    Come afferma Pink, «le persone non danno il meglio quando vengono spinte. Lo fanno quando si sentono libere di impegnarsi». La direzione HR ha il compito di costruire ambienti che rendono possibile questa libertà.

     


     


    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Pink D.H., Drive. The Surprising Truth About What Motivates Us.
    Avallone F., Bonaretti M., Benessere Organizzativo .
    Kaiser S., Ringlstetter M.J., Gestione strategica di aziende di servizi professionali .
    OD&M Consulting, Sistemi Premianti. Guida alla progettazione .
    Manuale universitario di strategia delle Risorse Umane .

     


    WEBGRAFIA

    Inail, Stress lavoro correlato (2017) .
    Springer, Professional Service Firms Management .

     

  • Consigli sulla motivazione in azienda

    Consigli sulla motivazione in azienda

    Engagement  ·  5 min di lettura

    Consigli sulla motivazione in azienda

    Sembra semplice, ed è! Passare del tempo con i dipendenti e conoscerli è un modo facile ed efficace per coinvolgere i dipendenti anche per ottenere dei consigli sulla motivazione da parte loro.

    Conoscere le loro famiglie, i background e gli obiettivi personali consente a un imprenditore o manager di sviluppare un rapporto più forte con loro. Trova l’ora del giorno per salutarti, chiedi loro come stanno le loro famiglie o informati sui loro hobby. Questa è una pratica rapida e diretta che può far sentire il dipendente che ti interessi a lui anche come individuo e non solo come lavoratore.

    Fornire loro gli strumenti per il successo. In qualità di manager devi essere sicuro che i tuoi dipendenti capiscano cosa stanno facendo. La formazione all’interno delle loro specifiche descrizioni del lavoro può offrire loro più fiducia in ciò che stanno facendo. Quando uno dei membri del team non è sicuro su cosa deve fare o su come gestire una situazione, la produttività può arrestarsi mentre cercano di risolvere la situazione. Se diventa troppo opprimente, c’è la possibilità che un piccolo intoppo diventi un problema molto più grande. Anche se sono necessari coaching o formazione aggiuntivi, fornire ai dipendenti una solida base per le attività future è un buon passo avanti per aumentare il loro livello di coinvolgimento.

    Fai sapere loro come sta andando l’azienda. Sono la spina dorsale dell’impresa e molte volte il suo successo o fallimento dipenderanno da loro. Per loro avere un interesse per l’azienda fa bene e dovrebbero essere resi consapevoli dei suoi successi, preoccupazioni e lotte. Fornire ai dipendenti un briefing non solo delle fruttuose iniziative dell’azienda, ma anche di quelle che non hanno funzionato così bene. Così permetti  al tuo team di sapere cosa funziona e cosa non garantisce loro l’opportunità di sviluppare nuove idee per le aree più deboli, e di continuare a essere proattivi nei settori dove operano.

    Permetti loro di crescere. Hai parlato con loro e hai visto il potenziale nelle loro capacità di aiutare la tua azienda a crescere. La squadra che hai assemblato è stata scelta per un motivo. Ora, come loro manager, devi dare loro la possibilità di mostrare le abilità per svolgere il compito assegnato.

    Tra i consigli sulla motivazione importanti c’è quello che sembra essere da parte delle aziende meno capito. Dare la possibilità di esprimersi affinché svolgano bene il loro lavoro. Se un dipendente viene da te con un’idea che potrebbe non essere quello che stai cercando, scegli di rispondere in un modo che non lo scoraggi dal continuare a provare e sviluppare altri concetti.

    Offrire incoraggiamento e apprezzamento per il loro lavoro è importante.  Molte aziende hanno vari livelli di gestione, ognuno dei quali richiede a tutti di rispondere a qualcun altro. Una delle importanti pratiche di coinvolgimento dei dipendenti, e tra i consigli sulla motivazione, è il supporto ai dipendenti di fronte a una situazione difficile. Indipendentemente dal tipo di attività, i dipendenti dovranno affrontare le avversità dei clienti, degli altri dipendenti e probabilmente anche i tuoi. In qualità di manager, potrebbe essere richiesto di intervenire per rettificare una situazione e, a volte, potrebbe voler dire scegliere da che parte stare. Un compito che non è sempre facile, ma il supporto del dipendente sono importanti all’interno dell’azienda.

    Riconosci alla tua squadra il loro duro lavoro. Un manager che riconosce un lavoro duro e ben fatto è un motivatore essenziale nello sviluppo delle migliori pratiche di coinvolgimento dei dipendenti. Per essere un manager di successo, è bene capire quale forma di riconoscimento funziona meglio per il tuo staff. Le parole di incoraggiamento possono fare molto in questo senso. Un “buon lavoro” o “grazie” per quanto riguarda un compito potrebbe essere proprio quello che quel dipendente aveva bisogno di sentirsi dire per portare avanti il suo compito.

    Ascoltare e agire sul feedback dei dipendenti. Ascoltare ciò che i tuoi clienti hanno da dire è importante, ma anche ascoltare i tuoi dipendenti. Avere riunioni regolari per determinare quali aree dell’ambiente di lavoro necessitano di miglioramenti è una parte importante della motivazione in azienda. Utilizzando un questionario aziendale o anche una riunione mensile e dare voce al proprio personale è fondamentale per farli sentire parte dell’azienda. Se c’è una situazione all’interno dell’azienda che passa inosservata o non percepita e dalla direzione, invia un messaggio sfavorevole al tuo staff. Se sanno che la direzione si preoccupa e sente le loro preoccupazioni, continueranno a mantenere un alto livello di impegno invece di diventare scoraggiati e disimpegnati.

    Creare un ambiente di lavoro libero dalla paura. Così tante aziende tendono a operare in un ambiente basato sulle prestazioni. Questo tipo di atmosfera è un ambiente favorevole per la paura e l’incertezza in cui crescere, quindi mantenere l’impegno dei dipendenti costante è particolarmente difficile o quasi impossibile.

    Permettere ai dipendenti di fare delle scelte senza dover eseguire tutto fino alla catena di comando: autonomia. Questi ambienti basati sulle non autonomia operativa possono anche portare alla paura di essere rimproverati costantemente e la motivazione si azzera. Gestire un’impresa in cui i dipendenti sono puniti per errori è una scelta sbagliata!!!

    Motivare, ispirare e istruire i dipendenti. Non solo i tuoi dipendenti dovrebbero capire la portata del loro lavoro, ma come loro manager, anche tu dovresti. La creazione di un ambiente di lavoro positivo inizia con dipendenti felici, ma non finisce qui. Il tono è impostato dallo staff manageriale sin dall’inizio, e un buon modo per ottenere un tono positivo è essere più che il loro capo: essere il miglior allenatore che potrebbero avere. Se vedi un dipendente alle prese con un compito, avvicinalo per vedere se puoi aiutare in qualche modo. Lascia che ti mostrino quanto possono fare bene. Affinché i dipendenti si sentano appassionati del proprio lavoro e si impegnino solo per i migliori risultati, devono sapere che l’azienda ha fiducia in loro.

  • La motivazione in azienda con le nuove tecnologie

    La motivazione in azienda con le nuove tecnologie

    Engagement  ·  3 min di lettura

    Internet, i dispositivi mobili e le tecnologie cloud consentono alle  imprese e ai lavoratori di essere più che mai connessi.
    Le statistiche mostrano che nel 2018, oltre 5 milioni di cittadini inglese sono stati a lavorare a casa . Oltre il 30 per cento di coloro che lavorano in remoto credono che la loro produttività sia aumentata di conseguenza.

    Non sorprende che le aziende si stanno adeguando alle nuove culture di lavoro per soddisfare le mutevoli esigenze dei lavoratori. Fortunatamente, ci sono nuove tecnologie che possono aiutare le aziende a portare un po’ di flessibilità in un ufficio tradizionale, promuovendo una cultura mirata a favorire alti livelli di coinvolgimento dei dipendenti.

    Come ogni project manager sa la comunicazione è il RE. Per molte aziende che hanno dipendenti sparsi in tutto il mondo, la comunicazione tra i colleghi per progetti specifici può essere difficile. Slack , piattaforma online, mira a semplificare questo per esempio. Slack consente ai dipendenti e ai team di comunicare attraverso i canali aperti, privati o diretti uno con l’altro. I canali possono essere creati per qualsiasi cosa: squadre, progetti, temi e altro ancora. Slack permette anche a membri del team di caricare i file, PDF e immagini. La sua versatilità facilità di comunicazione e il flusso dei materiali.

    Come la tecnologia sta trasformando la motivazione in azienda lo è dimostrato anche dai servizi di cloud computing, come Dropbox  tra i più semplici e famosi, che può rendere più semplice collaborare e lavorare su documenti e progetti con i colleghi che lavorano in remoto. I dipendenti possono accedere e lavorare sui documenti ovunque si trovino. Cito Dropbox ma di cloud computing ne esistono in rete almeno altri 10: free e a pagamento. Il punto non è tanto lo strumento ma come la tecnologia sta trasformando la motivazione in azienda. Il semplice fatto di essere a casa e gestire il tempo operativo in piena autonomia con supporto di questi cloud computing rendono i dipendenti liberi e perciò motivati.

    Perciò il vero impegno dei dipendenti non è semplicemente il lavoro. I dipendenti hanno bisogno di sentirsi dire che le loro prestazioni sono buone o meno. Quindi vogliono essere valutati. I nuovi strumenti tecnologici possono aiutare in questo offrendo la possibilità di dare e ricevere feedback su progetti e obiettivi in ​​tempo reale. Applicazioni come Impraise e Reflektive consentono ai membri del team di connettersi e possono aiutare i dipendenti a richiedere e ricevere feedback in tempo reale. Queste applicazioni monitorano i progressi dei dipendenti consentendo feedback istantanei in qualsiasi punto del ciclo del progetto. Impraise, in particolare, permette anche ai dipendenti di richiedere immediatamente un feedback mirato, quando lo richiedono.

    Non v’è dubbio che, se cambia la cultura del lavoro e perciò l’azienda che si evolve di conseguenza può consentire una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. La bellezza del posto di lavoro sta nella cultura che si offre ai propri dipendenti. Le poche applicazioni evidenziate qui e molte altre nuove tecnologie possono certamente contribuire a promuovere una maggiore collaborazione e impegno tra i dipendenti indipendentemente da dove si trovino.

  • Perchè l’impegno dei dipendenti è a due vie

    Perchè l’impegno dei dipendenti è a due vie

    Engagement  ·  3 min di lettura

    Una parte significativa dell’impegno dei dipendenti è di dare loro una “voce”. Lo spiegano bene MacLeod e Clarke riportano in Impegnarsi per il successo: Employee engagement strategies enable people to be the best they can at work, recognising that this can happen only if they feel respected, involved, heard, well led and valued by those they work for and with.”

    Tuttavia, a volte i datori di lavoro, imprenditori, manager trascurano che l’impegno dei dipendenti è un processo a due vie. Se ci aspettiamo che l’impegno dei dipendenti sia il risultato di portare risultati all’impresa sicuramente lo stesso livello di impegno dovrebbe essere previsto dai loro manager? Una volta che i risultati al questionario sul coinvolgimento dei dipendenti in azienda sono stati recepiti e analizzati, tocca ai manager ad agire proprio su questi risultati e dare un feedback significativo ai dipendenti.  Ci sono delle semplici misure pratiche da prendersi nella loro routine, giorno per giorno, per vedere ed ottenere un cambiamento nella cultura di un classico posto di lavoro. Il consiglio dato dal CEO LinkedIn Jeff Weiner, che ha twittato quanto segue:

    Con un indice di gradimento del 97% dai suoi dipendenti in Glassdoor il suo consiglio certamente sembra degno di essere ascoltato.

    Ispirare

    Le persone si ispirano alle azioni piuttosto che ai titoli o alle posizioni gerarchiche. Ciò significa che un manager deve mostrare ai dipendenti che merita il loro rispetto con le proprie azioni invece di credere che solo perché è il manager deve ispirare sulla parola. I manager dovrebbero essere disposti ad aiutare i dipendenti e sottolineare che sono a disposizione per sviluppare competenze e potenzialità piuttosto che usare il “bastone” per ottenere quanto richiesto. Inoltre mostrare entusiasmo verso gli scopi e gli obiettivi della società è molto importante.

    Potenziare

    Fornire ai dipendenti gli strumenti idonei per fare il loro lavoro è una parte importante per ottenere la giusta motivazione dai dipendenti. Potenziare le loro competenze oltre a fornire gli strumenti idonei è altrettanto importante. Molti usano i sistemi di performance management che, oltre a monitorare le performance e essere utili per assegnare eventuali premi, sono utilissimi per capire come il dipendente si sta impegnando, cosa necessita per fare ancora meglio per esprimere tutto il suo potenziale.

    Ascoltare

    Vale sempre la pena di ascoltare i dipendenti e richiede molto meno tempo di quello che tendenzialmente si pensa. Ascoltare può essere fatto sia durante il normale svolgersi del lavoro quotidiano e anche nei classici colloqui one-to-one a cadenza regolare. L’indagine impegno dei dipendenti è una parte fondamentale di ascolto, solo su scala più ampia.

    Apprezzare

    Se un dipendente ha fatto un buon lavoro, il manager dovrebbe, anzi DEVE,  essere pronto e disposto a farlo presente apprezzando ciò che ha fatto. Non solo, DEVE dire loro perché hanno fatto bene. Le persone svolgono sempre meglio il loro lavoro se si sentono valorizzati, apprezzati, in modo da dare un rinforzo positivo per il raggiungimento degli obiettivi successivi. Questo aspetto dovrebbe essere parte integrante della cultura di ogni impresa.

    Ecco un esempio di cosa afferma un dipendente di LinkedIn:

    LinkedIn è veramente un posto incredibile per lavorare. Sentirsi importanti, essere trattati con rispetto, e avere l’indipendenza e autonomia lavorativa … Mi sento fortunato a lavorare qui ogni giorno.

  • 10 tips per aumentare la motivazione

    10 tips per aumentare la motivazione

    Engagement  ·  2 min di lettura

    1. Concorda sul significato di motivazione con i dipendenti per la tua azienda. Il primo passo per addentrarsi nei processi umani di cosa “muove” le persone, cosa le spinge a venire tutti i giorni a lavorare. E ancora: cosa le spinge a lavorare bene con serietà, responsabilità e, perchè no, divertendosi.

    2. Rendi la motivazione parte della strategia aziendale. Se l’impegno ha un impatto così significativo sulla produttività e sul raggiungimento dei risultati aziendali desiderati. Dovrebbe quindi essere una parte della strategia aziendale complessiva.

    3. Selezionare gli strumenti e i metodi appropriati per la misurazione e il reporting delle metriche che valuteranno il grado di motivazione.

    4. Investire perciò in programmi di sviluppo della leadership progettati per migliorare la capacità dei leader di coinvolgere e motivare la squadra.

    5. Assicurati inoltre che dirigenti abbiano un flusso costante di risorse sull’argomento della motivazione. In altre parole i dirigenti/manager devono studiare costantemente la motivazione… altrimenti che dirigenti/manager sarebbero?

    6. Garantire che leader e manager agiscano in base a feedback e dati.

    7. Mettere la motivazione nella lista degli argomenti per le riunioni di gestione. Anche in questo caso l’argomento viene considerato come una parte significativa della strategia aziendale.

    8. Stabilire obiettivi di impegno, milestone e KPI.  Alla fine della giornata l’obiettivo è quello di migliorare le aree chiave come la soddisfazione del cliente, la fidelizzazione dei dipendenti, la collaborazione e la cultura aziendale.

    9. Misura l’impatto dei tuoi programmi e usa i dati per prendere decisioni informate. Un approccio basato sui dati è il modo migliore per migliorare la maggior parte delle cose. Se i dati dettano un cambiamento nella strategia, usalo.

    10. Analogamente al tip n.9 mantenere pertanto un focus sulla gestione e il miglioramento della cultura aziendale. A volte questo include tecniche di trasformazione della cultura – non sempre uno sforzo facile.  Le aziende che esibiscono i più alti livelli di impegno rendono la cultura una priorità assoluta.

    Tutto questo è semplice ma non facile. Richiede attenzione, disciplina e followup continui e costanti. Ma il risultato sarà efficace.

  • Migliorare il coinvolgimento in azienda

    Migliorare il coinvolgimento in azienda

    Engagement  ·  3 min di lettura

    Tre modi per migliorare il coinvolgimento in azienda

    Per anni i responsabili delle risorse umane e i datori di lavoro hanno cercato quella formula che gli consentisse di coinvolgere meglio i propri dipendenti. Hanno provato nuovi beneficts, revisionando la cultura aziendale e persino supportando lo sviluppo della carriera. Sebbene queste iniziative non fossero male e del tutto errate, non potevano risolvere il problema del basso coinvolgimento dei dipendenti.

    Di recente, Quantum Workplace ha pubblicato un rapporto (solo in inglese) in cui hanno esaminato circa 300 aziende in merito alla strategia di coinvolgimento dei dipendenti e alle priorità delle risorse umane. Solo il 12% di quelle aziende si considerava molto impegnato: engaged!!! Il 12%!!!

    Ma come risulta dal rapporto tutte quelle aziende avevano alcune cose interessanti in comune.

    Ecco tre modi in cui le molte aziende sono state in grado di migliorare il coinvolgimento dei loro dipendenti.

    1. Avere una strategia di coinvolgimento dei dipendenti continua: tutto l’anno

    Una delle maggiori differenze tra le organizzazioni impegnate e disimpegnate era il modo in cui si avvicinavano al tema dell’impegno e coinvolgimento dei loro dipendenti. Quasi il 78% delle aziende altamente impegnate svolge iniziative di coinvolgimento dei dipendenti tutto l’anno. In effetti, il 50% delle aziende disimpegnate ha dichiarato di concentrarsi sull’impegno solo per un breve periodo di tempo, come se non fosse importante il resto dell’anno. Non puoi imparare una nuova lingua a meno che tu non parli spesso. Allo stesso modo, le organizzazioni non possono migliorare l’impegno dei dipendenti, a meno che non si concentrino sul miglioramento quotidiano. Una strategia di coinvolgimento per tutto l’anno significa monitorare e tracciare le metriche delle prestazioni regolarmente. E poi facendo piccoli aggiustamenti in modo iterativo.

    1. Follow up sulle indagini dei dipendenti

    La maggior parte delle organizzazioni conduce sondaggi tra i dipendenti. Tuttavia, sono utili solo se fai qualcosa a riguardo. E significa molto di più che creare un grafico che mostri quale percentuale dei dipendenti si senta coinvolta e presentandola alla direzione. I risultati del sondaggio di coinvolgimento ti diranno solo come si sentono i dipendenti sul loro lavoro e per te capire come migliorare le cose. Sarai felice di sapere che lo sforzo in più è stato importante. Secondo il rapporto di Quantum Workpace, se un manager segue le indicazioni dei dipendenti al sondaggio, allora sarà 12 volte più probabile che siano coinvolti l’anno successivo.

    1. Fai a meno dei colloqui annuali

    Con aziende come Adobe che demoliscono il loro Year Performance Review, i leader aziendali stanno cominciando a rendersi conto di quanto siano terribili i colloqui annuali. Ma sono le organizzazioni più coinvolte che l’hanno capito molto tempo fa. Secondo il rapporto Quantum Workplace, il 54,6% delle aziende impegnate ha assicurato che i loro manager avessero colloqui individuali con i propri dipendenti ogni 1-3 mesi. D’altra parte, il 77,8% delle società disimpegnate fa ancora affidamento sui colloqui annuali. Se vuoi consentire ai tuoi dipendenti di dare il meglio, devi dire loro come stanno andando regolarmente e non aspettare la fine dell’anno. Ciò aiuterà sia voi che i vostri dipendenti a scoprire i problemi prima e ad affrontarli rapidamente.

    Se vuoi davvero migliorare il coinvolgimento dei dipendenti devi essere più coinvolto nel processo. Significa parlare di più con i dipendenti, capire e analizzare i loro punti di vista e prendere iniziative ogni giorno per migliorarlo in modo incrementale.

    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Avallone F., Bonaretti M., Benessere Organizzativo .
    Manuale universitario di Strategia delle Risorse Umane .
    OD&M Consulting, Sistemi Premianti. Guida alla progettazione .


    WEBGRAFIA

    Quantum Workplace, Employee Engagement Trends Report.
    Inail, Stress lavoro correlato (2017) .

     

  • Approfondimento su la motivazione

    Approfondimento su la motivazione

    Motivazione  ·  5 min di lettura

    Sembra semplice, ed è! Passare del tempo con i dipendenti e conoscerli è un modo facile ed efficace per coinvolgere i dipendenti anche per ottenere dei consigli sulla motivazione da parte loro.

    Conoscere le loro famiglie, i background e gli obiettivi personali consente a un imprenditore o manager di sviluppare un rapporto più forte con loro. Trova l’ora del giorno per salutarti, chiedi loro come stanno le loro famiglie o informati sui loro hobby. Questa è una pratica rapida e diretta che può far sentire il dipendente che ti interessi a lui anche come individuo e non solo come lavoratore. Approfondimenti Employee Engagement Management

    Fornire loro gli strumenti per il successo. Approfondimenti Employee Engagement ManagementIn qualità di manager devi essere sicuro che i tuoi dipendenti capiscano cosa stanno facendo. La formazione all’interno delle loro specifiche descrizioni del lavoro può offrire loro più fiducia in ciò che stanno facendo. Quando uno dei membri del team non è sicuro su cosa deve fare o su come gestire una situazione, la produttività può arrestarsi mentre cercano di risolvere la situazione. Se diventa troppo opprimente, c’è la possibilità che un piccolo intoppo diventi un problema molto più grande. Anche se sono necessari coaching o formazione aggiuntivi, fornire ai dipendenti una solida base per le attività future è un buon passo avanti per aumentare il loro livello di coinvolgimento.

    Fai sapere loro come sta andando l’azienda. Sono la spina dorsale dell’impresa e molte volte il suo successo o fallimento dipenderanno da loro. Per loro avere un interesse per l’azienda fa bene e dovrebbero essere resi consapevoli dei suoi successi, preoccupazioni e lotte. Fornire ai dipendenti un briefing non solo delle fruttuose iniziative dell’azienda, ma anche di quelle che non hanno funzionato così bene. Così permetti  al tuo team di sapere cosa funziona e cosa non garantisce loro l’opportunità di sviluppare nuove idee per le aree più deboli, e di continuare a essere proattivi nei settori dove operano.

    Permetti loro di crescere. Hai parlato con loro e hai visto il potenziale nelle loro capacità di aiutare la tua azienda a crescere. La squadra che hai assemblato è stata scelta per un motivo. Ora, come loro manager, devi dare loro la possibilità di mostrare le abilità per svolgere il compito assegnato.

    Tra i consigli sulla motivazione importanti c’è quello che sembra essere da parte delle aziende meno capito. Dare la possibilità di esprimersi affinché svolgano bene il loro lavoro.

    Se un dipendente viene da te con un’idea che potrebbe non essere quello che stai cercando, scegli di rispondere in un modo che non lo scoraggi dal continuare a provare e sviluppare altri concetti.

    Offrire incoraggiamento e apprezzamento per il loro lavoro è importante.  Molte aziende hanno vari livelli di gestione, ognuno dei quali richiede a tutti di rispondere a qualcun altro. Una delle importanti pratiche di coinvolgimento dei dipendenti, e tra i consigli sulla motivazione, è il supporto ai dipendenti di fronte a una situazione difficile. Indipendentemente dal tipo di attività, i dipendenti dovranno affrontare le avversità dei clienti, degli altri dipendenti e probabilmente anche i tuoi. In qualità di manager, potrebbe essere richiesto di intervenire per rettificare una situazione e, a volte, potrebbe voler dire scegliere da che parte stare. Un compito che non è sempre facile, ma il supporto del dipendente sono importanti all’interno dell’azienda.

    Riconosci alla tua squadra il loro duro lavoro. Un manager che riconosce un lavoro duro e ben fatto è un motivatore essenziale nello sviluppo delle migliori pratiche di coinvolgimento dei dipendenti. Per essere un manager di successo, è bene capire quale forma di riconoscimento funziona meglio per il tuo staff. Le parole di incoraggiamento possono fare molto in questo senso. Un “buon lavoro” o “grazie” per quanto riguarda un compito potrebbe essere proprio quello che quel dipendente aveva bisogno di sentirsi dire per portare avanti il suo compito.

    Ascoltare e agire sul feedback dei dipendenti. Ascoltare ciò che i tuoi clienti hanno da dire è importante, ma anche ascoltare i tuoi dipendenti. Avere riunioni regolari per determinare quali aree dell’ambiente di lavoro necessitano di miglioramenti è una parte importante della motivazione in azienda. Utilizzando un questionario aziendale o anche una riunione mensile e dare voce al proprio personale è fondamentale per farli sentire parte dell’azienda. Se c’è una situazione all’interno dell’azienda che passa inosservata o non percepita e dalla direzione, invia un messaggio sfavorevole al tuo staff. Se sanno che la direzione si preoccupa e sente le loro preoccupazioni, continueranno a mantenere un alto livello di impegno invece di diventare scoraggiati e disimpegnati.

    Creare un ambiente di lavoro libero dalla paura. Approfondimenti Employee Engagement ManagementCosì tante aziende tendono a operare in un ambiente basato sulle prestazioni. Approfondimenti Employee Engagement Management Questo tipo di atmosfera è un ambiente favorevole per la paura e l’incertezza in cui crescere, quindi mantenere l’impegno dei dipendenti costante è particolarmente difficile o quasi impossibile.

    Permettere ai dipendenti di fare delle scelte senza dover eseguire tutto fino alla catena di comando: autonomia. Questi ambienti basati sulle non autonomia operativa possono anche portare alla paura di essere rimproverati costantemente e la motivazione si azzera. Gestire un’impresa in cui i dipendenti sono puniti per errori è una scelta sbagliata!!!

    Motivare, ispirare e istruire i dipendenti. Non solo i tuoi dipendenti dovrebbero capire la portata del loro lavoro, ma come loro manager, anche tu dovresti. La creazione di un ambiente di lavoro positivo inizia con dipendenti felici, ma non finisce qui. Il tono è impostato dallo staff manageriale sin dall’inizio, e un buon modo per ottenere un tono positivo è essere più che il loro capo: essere il miglior allenatore che potrebbero avere. Se vedi un dipendente alle prese con un compito, avvicinalo per vedere se puoi aiutare in qualche modo. Lascia che ti mostrino quanto possono fare bene. Affinché i dipendenti si sentano appassionati del proprio lavoro e si impegnino solo per i migliori risultati, devono sapere che l’azienda ha fiducia in loro.

  • Bibliografia sulla motivazione

    Bibliografia sulla motivazione

    Engagement  ·  11 min di lettura

    Bibliografia sulla MOTIVAZIONE aggiornata a febbraio 2026


    Institute for High Performance (2011) What Executives Really Need to Know about Employee Engagement, June 2011; summarized in Hastings, R.R., Study Explores Mysteries of Employee Engagement, SHRM, 26 October 2011.
    Aitken, G., Marcs, N., Purcell, J., Woodruffe, C. and Worman, D. (2006) Reflections on Employee Engagement, London: CIPD.
    Alfes, K., Truss, C., Soane, E.C., Rees, C. and Gatenby, M. (2010) Creating an Engaged Workforce, London, CIPD.
    Allen, K.E. and Cherrey, C. (2000) Systematic Leadership: Enriching Meaning in Our Work, Lantham, MD: University Press of America.
    Amabile, T.M. and Kramer, S.J. (2010) ‘What really motivates workers’, Harvard Business Review, vol. 88, no. 1 (January/February), pp. 44–5.
    Employee Engagement 2.0: Hot to Motivate Your Team for High Performance, by Kevin Kruse
    Carrots and Sticks Don’t Work: build a Culture of Employee Engagement with the Principles of RESPECT, by Paul Marciano
    Employee Engagement for Everyone: 4 Keys to Happiness and Fulfillment at Work, by Kevin Kruse
    Employee Engagement: Tools for Analysis, Practice, and Competitive Advantage, by William Macey et al
    Intrinsic Motivation at Work, by Kenneth Thomas
    Employee Engagement Lessons From the Mouse House, by Pete Blank
    The Art of Engagement: Bridging the Gap Between People and Possibilities, by Jim Haudan
    Employee Engagement for Dummies, by Bob Kelleher
    Louder Than Words: Ten Practical Employee Engagement Steps That Drive Results, by Bob Kelleher
    Manager’s Guide to Employee Engagement, Scott Carbonara
    Human resource management. BEARDWELL, J.
    Employee engagement: What exactly is it? SOLDATI, P.
    Employee engagement: What exactly is it?
    Creating an Engaged Workforce: Findings from the Kingston Employee Engagement Consortium Project. CIPD
    PSYCHOLOGICAL CONDITIONS OF PERSONAL ENGAGEMENT AND DISENGAGEMENT AT WORK. KAHN, W. A.
    Measuring and Managing Employee Work Engagement: A Review of the Research and Business Literature. ATTRIDGE, M.
    Employee engagement. Kingston Business School, Kingston University. KULAR, S.
    Employee Engagement and Manager Self-Efficacy. LUTHANS, F. AND PETERSON, S. J.
    First, break all the rules. BUCKINGHAM, M. AND COFFMAN, C.
    Engagement, Assertiveness and Business Performance – A New Perspective. CLELAND, A., MITCHINSON, W. AND TOWNSEND, A.
    To be fully there: psychological presence at work. KAHN, W. A
    What engages employees the most or, The Ten C’s of employee engagement. SEIJTS, G. H. AND CRIM, D.
    Getting engaged. RUTLEDGE, T.

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    Armsgtrong Michael, Armstrong’s Handbook of Human Resource Management. Kogan Pagr, London. 2009

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  • I principi della motivazione in azienda

    I principi della motivazione in azienda

    Engagement  ·  2 min di lettura

    I principi della motivazione in azienda

    Essere demotivati sul posto di lavoro costa all’industria americana centinaia di miliardi di dollari l’anno in termini di produttività persa e calo delle vendite. Questo però sta cambiando rapidamente. Negli ultimi anni centinaia di aziende hanno affidato al top management le strategie di motivazione dei loro dipendenti e trovare modi per aumentare la fedeltà e la produttività dei dipendenti. Sempre più di questi dirigenti hanno la parola “motivazione” nelle loro priorità. 

    Il movimento Occupy Wall Street e la famosa serie televisiva Undercover Boss riflettono bisogni sotterranei che guidano l’emergere della necessità di occuparsi sempre di più e in modo preciso della motivazione all’interno delle aziende. Il mondo chiede una forma più umana del lavoro che valorizzi davvero le persone. Molti americani, e non solo, si divertono a guardare episodi di Undercover Boss che dimostrano come il top management capisce l’importanza e i bisogni personali dei dipendenti. Apple ha subito una forte perdita a Wall Street quando è diventato chiaro che il suo nuovo iPad sarebbe stato costruito da centinaia di migliaia di cinesi che lavoravano in condizioni che quasi nessun americano avrebbe tollerato. Successivamente ha poi cambiato le sue pratiche commerciali.

    Per decenni è stato facile ignorare i principi della motivazione in azienda perché la stessa motivazione era difficile da definire e quasi impossibile da misurare. Ma per un numero crescente di organizzazioni, la domanda ora non è se la motivazione è importante, piuttosto come raggiungerla e performare al meglio. 

    Per le organizzazioni dedicate al coinvolgimento dei dipendenti e ai i  principi della motivazione in azienda hanno iniziato a incrementare la loro motivazione, come per esempio McDonalds, New York Stock Exchange, Whole Foods, Container Store, Southwest Airlines, Stew Leonard e molte altre, è più un test sul campo che una scienza esatta perché i libri forniscono poche indicazioni su come procedere.

    È tuttavia facile confondere la leadership con il coinvolgimento e la motivazione. La leadership, ovviamente, è essenziale per il coinvolgimento e la motivazione. Descrive semplicemente  le abilità personali richieste alle persone che gestiscono a qualsiasi livello altre persone affinché raggiungano dei risultati.  Il processo per motivare bene le persone in azienda non richiede solo una buona leadership e un obiettivo generale. Richiede che tutti in azienda siano informati e abbiano ben chiaro quale è la mission aziendale e su come possono contribuire ad essa e trarne anche beneficio. Richiede inoltre di fornire alle persone le capacità o le abilità per contribuire e che li spinga a essere coinvolti, condividere e collaborare. Si tratta di tradurre la leadership in risultati attraverso un quadro appropriato di strumenti e tattiche. Richiede non solo fare promesse, ma anche mantenerle in ogni fase del percorso.  

  • Alcune iniziative per il benessere in azienda

    Alcune iniziative per il benessere in azienda

    Engagement  ·  3 min di lettura

    Le iniziative per il benessere, l’engagement e dunque la motivazione dei dipendenti sono spesso considerate come programmi di benefit espressi in denaro. Non sempre tuttavia sono efficaci.

    Sia i livelli di benessere che quelli di coinvolgimento sono riconosciuti come indicatori principali delle prestazioni organizzative e persino del valore di mercato di un’azienda. Tuttavia, le iniziative di benessere possono, a volte,  solo produrre un impatto positivo se i dipendenti partecipano attivamente e senza creare confusione devono essere progettati, comunicati e svolti con molta attenzione e continuità coinvolgendo in prima persona i lavoratori stessi.

    Quando si parla di coinvolgimento dei dipendenti e le iniziative per il benessere e l’engagement, dobbiamo pensare ai dipendenti come se fossero dei clienti. Ciò significa che richiedono la stessa attenzione che si spenderebbe per attirare nuovi clienti e mantenere quelli già attivi, quindi può essere utile pensare a come solitamente impostiamo una campagna pubblicitaria.

    A.I.D.A. , uno dei modelli più longevi utilizzati sia nel marketing che nella pubblicità (forse un po’ desueto ma tutt’oggi ancora efficace), è ottimo anche per pianificare un evento di benessere. A.I.D.A. è l’acronimo di Attention, Interest, Desire and Action (Attenzione, Interesse, Desiderio, Azione), che illustra perfettamente il percorso che dovrebbero intraprendere ogni membro del personale per ottenere i risultati più significativi.

    Attenzione: fare in modo che lo staff sia stimolato

    “Assicurati di comunicare efficacemente i tempi e il contenuto dell’evento a tutti i reparti. Anche la tempistica è cruciale, non serve pianificare un evento alla volta… “, afferma Neil Pagnam, uno dei Business Development Director di Personal Group.

    Quando si tratta di attirare la loro attenzione, la comunicazione è fondamentale. Tuttavia, è importante utilizzare una strategia multicanale basata sulle preferenze dei dipendenti al fine di garantire che tutti i dipendenti siano coinvolti con i messaggi da essi comprensibili.

    Mentre i membri più anziani della forza lavoro possono preferire parlare a telefono, per e-mail o meglio ancoro faccia a faccia, i Millennials sono più propensi a rispondere ai canali digitali e ai servizi push, come la messaggistica istantanea e le notifiche delle app.

    Interesse – offrire vantaggi che suscitino il loro interesse

    Non sono solo i tuoi metodi di comunicazione che devono essere adattati alla forza lavoro per le iniziative per il benessere e l’engagement, è anche importante offrire vantaggi che siano rilevanti per le loro esigenze e aspettative.

    Potrebbe essere utile avere un colloquio con le Risorse Umane per scoprire che tipo di cosa attirerebbe i tuoi dipendenti.

    Desiderio: creare il desiderio dei benefits che si intendono erogare

    Considerate come presentate i benefici.

    Sapendo che questi benefici sono stati scelti da una varietà di personale, e non solo dai direttori, dobbiamo riflettere bene su quali e su come erogarli.

    Azione: coinvolgere attivamente i dipendenti

    “Il viaggio non si ferma una volta che i dipendenti hanno aderito al programma dei benefici. Sostenere l’uso richiede tutta l’attenzione del lancio stesso. ”

    È importante utilizzare i vantaggi nel modo più semplice possibile per il personale.

    Questo può essere fatto garantendo che i tuoi benefici e servizi HR siano facilmente accessibili. Il modo più semplice ed efficace per farlo è quello di utilizzare la potenza dello smartphone!

    È probabile che la maggior parte dei tuoi dipendenti abbia accesso al proprio smartphone o che sia stato fornito un telefono aziendale per consentire loro di portare a termine le proprie attività quotidiane. L’implementazione di una App Employee Benefits and Engagement raggiungerà il personale sempre e ovunque.

    Ricorda, non puoi semplicemente lanciare una piattaforma di beneficts.

  • Cos’è davvero la motivazione?

    Cos’è davvero la motivazione?

    Engagement  ·  4 min di lettura

    1. Introduzione

    Nelle organizzazioni contemporanee la nozione di Employee Engagement (MOTIVAZIONE) è diventata centrale per comprendere la competitività e la sostenibilità del lavoro. La letteratura lo definisce come un insieme di stati psicologici, comportamenti e condizioni organizzative che portano il dipendente a impegnarsi volontariamente, con energia, responsabilità e senso di appartenenza. Non si tratta di “essere soddisfatti”, ma di sentirsi parte attiva del valore creato dall’organizzazione.

    Il Macleod Review (2009), pietra miliare nello studio del fenomeno, sintetizza il concetto con una definizione molto efficace:
    Employee engagement is about how we create the conditions in which employees offer more of their capability and potential.”


    2. Le componenti fondamentali dell’Employee Engagement

    La ricerca indica che l’engagement è il risultato dell’allineamento tra tre dimensioni:

    • cognitiva: comprensione del ruolo, della strategia e degli obiettivi dell’organizzazione;
    • affettiva: senso di appartenenza, fiducia, integrità percepita;
    • comportamentale: energia, proattività e contributo discrezionale al miglioramento.

    Queste dimensioni emergono solo in condizioni precise, frutto di una relazione autentica tra persone e organizzazione.

    2.1 Fiducia e integrità organizzativa

    La fiducia rappresenta il primo fondamento dell’engagement. I dipendenti si coinvolgono quando percepiscono equità, coerenza e rispetto. Il Psychological Contract (Rousseau, 1995) suggerisce che le persone si impegnano quando promesse, impegni e valori aziendali risultano chiari e rispettati.

    2.2 Comunicazione e reciprocità

    L’engagement è un processo “a due vie”: non si può chiedere impegno senza creare canali stabili di ascolto, dialogo e partecipazione. Le organizzazioni che generano coinvolgimento sono quelle che includono i dipendenti nelle discussioni sui processi, sulle priorità e sui cambiamenti, offrendo spazi reali per contribuire con idee e opinioni.

    2.3 Empowerment e chiarezza del ruolo

    Il coinvolgimento richiede una comprensione chiara dello scopo aziendale e del proprio contributo. Le persone impegnate sanno come l’azienda intende raggiungere i suoi obiettivi e come il loro ruolo si inserisce in questa traiettoria.


    3. La prospettiva del dipendente e del datore di lavoro

    3.1 Per il dipendente

    Un lavoratore engaged vive la propria attività quotidiana con energia, proattività e senso di direzione. Entra in azienda sapendo cosa deve fare, sentendosi valorizzato, supportato nello sviluppo e collegato a uno scopo.

    3.2 Per il datore di lavoro

    Per l’impresa, l’engagement si manifesta come:

    • maggiore produttività;
    • migliore orientamento al cliente;
    • riduzione di assenze, incidenti, conflitti e turnover;
    • maggiore innovazione e contributo volontario;
    • più forte capacità competitiva.

    Le idee, l’esperienza e l’impegno dei dipendenti diventano una risorsa strategica, difficile da imitare.


    4. Cosa NON è Employee Engagement

    L’engagement non è manipolazione emotiva, né un tentativo meccanicistico di ottenere maggiore sforzo attraverso slogan, premi superficiali o iniziative di facciata. Gli studi mostrano che i dipendenti riconoscono rapidamente tali pratiche e reagiscono con cinismo e disaffezione.

    L’engagement non si crea con tool, poster o meeting motivazionali.
    Si costruisce attraverso comportamenti quotidiani, governance, coerenza e sistemi ben progettati.


    5. Perché l’Employee Engagement è cruciale oggi

    Il contesto socio-economico contemporaneo presenta sfide nuove:

    • invecchiamento della popolazione italiana;
    • riduzione della forza lavoro disponibile;
    • concorrenza globale basata sulle competenze;
    • aumento dei livelli di istruzione e delle aspettative dei lavoratori;
    • crescita dell’innovazione, alimentata da idee e contributi umani complessi.

    Le organizzazioni che non curano il coinvolgimento rischiano di perdere i talenti migliori, di non riuscire ad attrarne di nuovi e di rallentare la propria capacità di adattamento.


    6. Employee Engagement: un fattore competitivo

    Le evidenze di Gallup, CIPD, Harvard Business Review e diverse meta-analisi confermano che gli alti livelli di engagement generano:

    • +21 percento di produttività
    • +10 percento di soddisfazione del cliente
    • -41 percento di assenteismo
    • -59 percento di turnover involontario

    L’engagement si rivela quindi un predittore robusto della performance aziendale, con effetti su innovazione, qualità del servizio e resilienza nei mercati turbolenti.

    Le organizzazioni orientate al coinvolgimento costruiscono sistemi di lavoro più equi, partecipativi e responsabili. Non “motivano”, ma abilitano.


    Bibliografia

    • MacLeod, D., & Clarke, N. (2009). Engaging for Success: Enhancing Performance Through Employee Engagement. UK Government Report.
    • Kahn, W. A. (1990). Psychological Conditions of Personal Engagement and Disengagement at Work. Academy of Management Journal.
    • Gallup (2023). State of the Global Workplace Report. Gallup Press.
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    • Saks, A. M. (2006). Antecedents and consequences of employee engagement. Journal of Managerial Psychology.
    • Schaufeli, W. B., & Bakker, A. B. (2004). Job demands, job resources, and their relationship with burnout and engagement. Journal of Organizational Behavior.

    Webgrafia

  • Imprenditore: 15 domande

    Imprenditore: 15 domande

    Imprenditore  ·  3 min di lettura

    Ogni imprenditore che vuole far crescere la propria azienda ha bisogno di fermarsi, osservare, riflettere. Senza un momento di autovalutazione sincera, nessuna strategia può funzionare, nessuna iniziativa può avere impatto.
    Per questo ti propongo 15 domande essenziali, semplici ma potenti, che ti aiuteranno a comprendere il livello di coinvolgimento, cultura e maturità organizzativa della tua impresa.

    Rispondi con onestà intellettuale. Questo non è un test da superare, ma uno strumento per capire se, dove e quanto intervenire.

    Le 15 domande per la tua autovalutazione imprenditoriale

    1. Cosa sta realmente funzionando nella mia organizzazione in termini di coinvolgimento e produttività?

    2. Qual è l’idea migliore di cui ho sentito parlare in un’altra organizzazione e che vorrei portare nella mia?

    3. Come misura oggi la mia azienda i cinque fattori abilitanti dell’employee engagement?

    4. Quali azioni devo mettere in campo per colmare l’eventuale divario?

    5. Come faccio ad avere dipendenti davvero motivati e non semplicemente presenti?

    6. Come posso “galvanizzare” tutti i collaboratori, rendendoli parte attiva del progetto aziendale?

    7. Chi posso influenzare in modo positivo nella mia organizzazione per accelerare il cambiamento?

    8. Quali prove concrete posso utilizzare per dimostrare che l’engagement è una necessità strategica?

    9. Come posso trasformare la cultura attuale in una cultura più ingaggiante e partecipativa?

    10. Come posso intervenire per modificare comportamenti apatici o disimpegnati?

    11. Quali azioni posso intraprendere per costruire fiducia tra tutte le persone della mia organizzazione?

    12. Come posso formulare una strategia di employee engagement realmente sostenibile nel tempo?

    13. Come posso aumentare l’impegno del personale verso la mia visione e verso gli obiettivi condivisi?

    14. Come posso rendere il mio ambiente di lavoro più piacevole, stimolante e “vivo”?

    15. Cosa posso fare per trasformare la mia azienda nel luogo in cui le persone vogliono rimanere, crescere e dare il meglio di sé?

    Perché queste domande contano davvero

    Queste domande sono tanto semplici quanto decisive.
    Non riguardano solo la tua organizzazione.
    Riguardano TE come leader.

    La vecchia era imprenditoriale, basata sul principio “so fare tutto da solo”, è finita.
    Le aziende crescono quando gli imprenditori comprendono che il vero vantaggio competitivo oggi non sono le procedure, non sono i prodotti, non è la tecnologia. Sono le persone.

    E nessuna persona si impegna davvero senza un sistema che sostiene:

    • fiducia

    • chiarezza

    • ascolto

    • crescita

    • appartenenza

    È questo che definisce l’employee engagement, molto più della motivazione estemporanea o degli incentivi isolati.

    Cosa fare dopo aver risposto

    Se hai risposto con facilità a tutte le domande, probabilmente hai già compreso cosa funziona, cosa no e quali azioni intraprendere.

    Se invece alcune risposte sono vaghe, incomplete o difficili da formulare, significa che:

    • nella tua organizzazione esistono aree critiche,

    • il livello di engagement non è chiaro,

    • la cultura aziendale potrebbe non essere allineata alla crescita futura,

    • serve un intervento mirato.

    In questo caso non è un problema: è un’opportunità.
    Un imprenditore che riconosce un gap è già più avanti del 90% dei suoi competitor.

    Se vuoi, posso supportarti nell’analisi delle tue risposte, costruire un diagnostico completo o guidarti nella definizione di una strategia di engagement e cultura organizzativa.

    Basta chiedere.

    Bibliografia

    • Bakker, A. B., & Schaufeli, W. B. (2008). Positive Organizational Behavior: Engaged Employees in Flourishing Organizations. Journal of Organizational Behavior.

    • Gallup (2023). State of the Global Workplace Report. Gallup Press.

    • Kahn, W. A. (1990). Psychological Conditions of Personal Engagement and Disengagement at Work. Academy of Management Journal.

    • Kotter, J. P. (1996). Leading Change. Harvard Business School Press.

    • MacLeod, D., & Clarke, N. (2009). Engaging for Success: Enhancing Performance Through Employee Engagement. UK Government.

    • Rousseau, D. (1995). Psychological Contracts in Organizations. Sage Publications.

    • Schein, E. H. (2010). Organizational Culture and Leadership. Jossey-Bass.

    • Ulrich, D., Brockbank, W. (2005). The HR Value Proposition. Harvard Business Press.


    Sitografia

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  • Coinvolgere i dipendenti: 10 domande

    Coinvolgere i dipendenti: 10 domande

    Engagement  ·  4 min di lettura

    Il coinvolgimento dei dipendenti non nasce dal caso e non si ottiene con premi sporadici o con un generico “abbiamo sempre fatto così”. Deriva invece da un processo intenzionale, sistemico, orientato alla crescita della cultura organizzativa e alla responsabilizzazione delle persone.

    Quando un imprenditore percepisce che i propri dipendenti sono svogliati, apatici, poco responsabili o scarsamente “attaccati” all’impresa, la prima azione utile non è cambiare le persone, ma iniziare da sé e porre le domande giuste.
    Le domande generano consapevolezza, e la consapevolezza è il prerequisito per il cambiamento.

    Di seguito dieci domande fondamentali, ciascuna delle quali permette di individuare una diversa componente dell’employee engagement.

    1. In che modo i dipendenti si adegueranno alle nuove opportunità e rimarranno aggiornati nel loro modo di pensare?

    Il coinvolgimento nasce dalla capacità dell’organizzazione di offrire apprendimento continuo, sviluppo delle competenze e spazi per innovare. Senza crescita cognitiva, non esiste crescita motivazionale.

    2. In che modo i successi, le sfide e i cambiamenti vengono comunicati nella tua organizzazione?

    La comunicazione è la struttura portante dell’engagement. Se ciò che accade in azienda non viene condiviso, interpretato e discusso, si generano distanza, sfiducia e cinismo.

    3. I tuoi dipendenti hanno voce in capitolo nelle relazioni critiche che influenzano il successo aziendale?

    Le persone si sentono coinvolte solo quando percepiscono di poter contribuire in modo reale, non simbolico. Dare voce significa includere.

    4. La tua azienda esprime chiaramente scopo, visione, obiettivi, strategie e valori?

    E soprattutto: i dipendenti sono parte attiva di tutto questo?
    Una cultura calata dall’alto non genera appartenenza. Una cultura co-costruita, invece, sí.

    5. I tuoi dipendenti si fidano di te?

    La fiducia è la prima variabile dell’engagement. Senza fiducia, la collaborazione diventa difensiva, il clima si deteriora e la produttività scende.

    6. Come sai se i tuoi dipendenti sono veramente motivati?

    Misurare l’engagement richiede strumenti, metriche, conversazioni strutturate. L’intuizione dell’imprenditore non è sufficiente.

    7. Come li motivi?

    Premi e incentivi non bastano. L’engagement nasce da autonomia, significato, equità, riconoscimento e relazione.

    8. I tuoi dipendenti sono incoraggiati a lavorare in gruppo?

    La collaborazione non emerge spontaneamente. Va progettata attraverso ruoli chiari, processi, responsabilità condivise e una leadership che facilita, non che accentra.

    9. I tuoi reparti e le tue divisioni sono davvero efficaci?

    Efficacia significa allineamento, flussi di comunicazione chiari, responsabilità definite e assenza di silos. Senza questo, nessuna cultura può funzionare.

    10. La tua azienda è davvero unica?

    La domanda centrale: perché qualcuno dovrebbe voler lavorare proprio da te?
    Se la risposta non è evidente, è il momento di intervenire sulla cultura, prima ancora che sul recruiting.


    Il vero ostacolo: la resistenza dell’imprenditore

    Molti imprenditori, soprattutto nelle PMI, considerano “una perdita di tempo” porsi queste domande.
    Il modello mentale del “so fare tutto da solo” continua a resistere, generando stagnazione culturale. Eppure, la ricerca del Massachusetts Institute of Technology mostra che dipendenti maggiormente coinvolti sono più produttivi, più creativi e più fedeli all’azienda.

    L’engagement non è un vezzo HR, ma un fattore di performance: APPROFONDISCI


    Engagement: non servono nuove figure, serve volontà

    Non hai bisogno di un “Employee Engagement Manager” per riflettere su queste 10 domande.
    Ciò che serve è la capacità di usare le risposte come punto di partenza per un piano di azione strutturato:

    • migliorare la comunicazione interna

    • ridisegnare ruoli e responsabilità

    • attivare pratiche di ascolto

    • ridurre i comportamenti manageriali controproducenti

    • rafforzare la cultura della collaborazione

    • aumentare fiducia, trasparenza e coerenza

    La domanda finale è una sola:
    sei disposto a intervenire davvero sulla tua cultura aziendale?

    Se sì, hai già iniziato il percorso e se lo vuoi proseguire ti invito ad effettuare il questionario gratuito qui.


    Bibliografia

    • Bakker, A. B., & Schaufeli, W. B. (2008). Positive Organizational Behavior: Engaged Employees in Flourishing Organizations. Journal of Organizational Behavior.

    • Edmondson, A. (2019). The Fearless Organization. Wiley.

    • Gallup (2023). State of the Global Workplace. Gallup Press.

    • Kahn, W. A. (1990). Psychological Conditions of Personal Engagement and Disengagement at Work. Academy of Management Journal.

    • MacLeod, D., & Clarke, N. (2009). Engaging for Success. UK Government.

    • MIT Human Dynamics Lab. (2009). Workplace Productivity and Engagement Research. Massachusetts Institute of Technology.

    • Schein, E. H. (2010). Organizational Culture and Leadership. Jossey-Bass.

    • Ulrich, D. (2016). HR That Delivers Value. Harvard Business School Press.


    Sitografia