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Alberto Venturini — Il valore delle risorse umane
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Categoria: leadership

La categoria Leadership raccoglie articoli e approfondimenti dedicati al ruolo di chi guida persone e organizzazioni. I contenuti trattano temi come stile di leadership, responsabilità manageriale, delega, comunicazione, feedback e sviluppo dei collaboratori.

L’obiettivo è supportare imprenditori e manager nel passaggio dal controllo operativo alla guida consapevole delle persone, chiarendo cosa significa davvero “fare leadership” nel lavoro quotidiano. Gli articoli offrono un approccio concreto, basato su comportamenti osservabili, decisioni coerenti e strumenti applicabili.

Questa sezione è pensata per chi vuole esercitare una leadership efficace, capace di dare direzione, creare fiducia e migliorare le performance, evitando modelli teorici astratti e puntando su risultati sostenibili nel tempo.

  • Il comportamento umano viene modellato in gran parte …

    Il comportamento umano viene modellato in gran parte …

    Engagement  ·  3 min di lettura

    La qualità delle relazioni professionali orienta traiettorie di carriera, performance e benessere. Il capitale relazionale influenza scelte, interpretazione degli eventi e stabilità emotiva nei contesti organizzativi. Le persone con cui lavoriamo modellano le decisioni quotidiane, incidono sulle priorità e definiscono standard informali che nel tempo diventano criteri impliciti di comportamento. La teoria dell’apprendimento sociale di Bandura mostra che l’osservazione del gruppo costruisce norme interiorizzate e modelli di azione che orientano la condotta nel lavoro.

    Nel contesto aziendale questo assunto assume un ruolo operativo. Le relazioni non agiscono come fattori neutri. Ogni interazione modifica il livello della nostra professionalità. Un ambiente con comportamenti disfunzionali normalizza dinamiche che abbassano la qualità delle decisioni. La lucidità si riduce. Il clima organizzativo rallenta le performance e indebolisce la capacità di scelta. I manuali sul benessere organizzativo mostrano che la struttura delle relazioni influenza lo stress, la sicurezza psicologica e la percezione di equità, elementi che sostengono o indeboliscono la motivazione interna .

    La gestione strategica delle risorse umane identifica nelle relazioni un nodo critico del ciclo del valore. Il comportamento osservabile nei gruppi incide sul commitment, sulla prestazione e sulla qualità dei processi decisionali. La letteratura colloca la dimensione relazionale tra i fattori che sostengono performance sostenibili e continuità dei sistemi organizzativi . Quando le relazioni diventano incoerenti, manipolative o frammentate, l’organizzazione perde coerenza interna. I manager entrano in modalità reattiva. I processi si basano su compensazioni emergenziali anziché su metodo.

    La scelta di relazioni professionali sane rappresenta un investimento strategico. Circondarsi di persone che mantengono standard elevati, rispettano impegni, formulano richieste chiare e assumono responsabilità sviluppa ambienti che sostengono disciplina, attenzione e qualità delle decisioni. La psicologia del lavoro evidenzia come la qualità dello scambio relazionale sostenga identità professionale, capacità di autoregolazione e senso di autonomia. Nei modelli di valutazione dello stress lavoro correlato pubblicati da Inail emerge il legame tra relazioni efficaci, percezione di controllo e riduzione dei fattori di rischio psicosociale .

    Lavorare con persone solide facilita una cultura della professionalità. Incrementa la qualità del lavoro e riduce i costi derivanti da turnover e inefficienze, come mostrano i principali manuali di management del capitale umano. La struttura informale delle relazioni diventa una leva che sostiene i sistemi HR e stabilizza le performance nel tempo. La ricerca organizzativa conferma che la qualità dello scambio interpersonale influenza motivazione, apprendimento e capacità di mantenere comportamenti coerenti con gli obiettivi aziendali.

    Alcuni studi sulla direzione HR evidenziano che le relazioni interne agiscono come meccanismo di governance e non come variabile di contorno. Standard elevati di relazione definiscono un contesto che favorisce chiarezza, allineamento e continuità. Diventano una componente del sistema, non un fattore accessorio. In assenza di questo presidio, le organizzazioni normalizzano ambiguità, producono costi invisibili e alimentano dinamiche che compromettono la performance.

    La relazione, in sintesi, diventa un predittore di successo professionale. Scegliere ambienti sani è una responsabilità individuale e una leva strategica per i sistemi HR. Come afferma Bandura, «gli individui costruiscono la propria competenza attraverso l’osservazione delle azioni altrui», ricordandoci che l’ambiente non è uno sfondo ma una forza che orienta la nostra traiettoria.

     


     


    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Bandura A., Social Learning Theory, Prentice Hall.
    Avallone F., Bonaretti M., Benessere Organizzativo .
    Kaiser S., Ringlstetter M.J., Gestione strategica di aziende di servizi professionali .
    Womack J., Jones D., Roos D., The Machine That Changed the World .

     


    WEBGRAFIA

    Inail, Metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato (2017) .
    Springer, Strategic Management of Professional Service Firms .

     

  • Che cosa sono i consiglieri epici (epic advisers)?

    Che cosa sono i consiglieri epici (epic advisers)?

    Imprenditore  ·  1 min di lettura

    Il modello dei EPIC ADVISERS di Stephen Banhegyi è una struttura africana di leadership basata sulla tedi attribuzione e sulla auto-percezione. La maggior parte dei modelli che sono usati per insegnare i principii di leadership sono stati sviluppati da consulenti e professori occidentali. Secondo Banhegyi, la leadership efficace richiede la comprensione e l’esercizio di determinate caratteristiche della persona che esercita il ruolo di leader. Il modello suggerisce che la produzione del mito, del significato e della realtà attraverso i “racconta storie” è una delle abilità chiave della leadership.

  • Coinvolgere i dipendenti: 10 domande

    Coinvolgere i dipendenti: 10 domande

    Engagement  ·  4 min di lettura

    Il coinvolgimento dei dipendenti non nasce dal caso e non si ottiene con premi sporadici o con un generico “abbiamo sempre fatto così”. Deriva invece da un processo intenzionale, sistemico, orientato alla crescita della cultura organizzativa e alla responsabilizzazione delle persone.

    Quando un imprenditore percepisce che i propri dipendenti sono svogliati, apatici, poco responsabili o scarsamente “attaccati” all’impresa, la prima azione utile non è cambiare le persone, ma iniziare da sé e porre le domande giuste.
    Le domande generano consapevolezza, e la consapevolezza è il prerequisito per il cambiamento.

    Di seguito dieci domande fondamentali, ciascuna delle quali permette di individuare una diversa componente dell’employee engagement.

    1. In che modo i dipendenti si adegueranno alle nuove opportunità e rimarranno aggiornati nel loro modo di pensare?

    Il coinvolgimento nasce dalla capacità dell’organizzazione di offrire apprendimento continuo, sviluppo delle competenze e spazi per innovare. Senza crescita cognitiva, non esiste crescita motivazionale.

    2. In che modo i successi, le sfide e i cambiamenti vengono comunicati nella tua organizzazione?

    La comunicazione è la struttura portante dell’engagement. Se ciò che accade in azienda non viene condiviso, interpretato e discusso, si generano distanza, sfiducia e cinismo.

    3. I tuoi dipendenti hanno voce in capitolo nelle relazioni critiche che influenzano il successo aziendale?

    Le persone si sentono coinvolte solo quando percepiscono di poter contribuire in modo reale, non simbolico. Dare voce significa includere.

    4. La tua azienda esprime chiaramente scopo, visione, obiettivi, strategie e valori?

    E soprattutto: i dipendenti sono parte attiva di tutto questo?
    Una cultura calata dall’alto non genera appartenenza. Una cultura co-costruita, invece, sí.

    5. I tuoi dipendenti si fidano di te?

    La fiducia è la prima variabile dell’engagement. Senza fiducia, la collaborazione diventa difensiva, il clima si deteriora e la produttività scende.

    6. Come sai se i tuoi dipendenti sono veramente motivati?

    Misurare l’engagement richiede strumenti, metriche, conversazioni strutturate. L’intuizione dell’imprenditore non è sufficiente.

    7. Come li motivi?

    Premi e incentivi non bastano. L’engagement nasce da autonomia, significato, equità, riconoscimento e relazione.

    8. I tuoi dipendenti sono incoraggiati a lavorare in gruppo?

    La collaborazione non emerge spontaneamente. Va progettata attraverso ruoli chiari, processi, responsabilità condivise e una leadership che facilita, non che accentra.

    9. I tuoi reparti e le tue divisioni sono davvero efficaci?

    Efficacia significa allineamento, flussi di comunicazione chiari, responsabilità definite e assenza di silos. Senza questo, nessuna cultura può funzionare.

    10. La tua azienda è davvero unica?

    La domanda centrale: perché qualcuno dovrebbe voler lavorare proprio da te?
    Se la risposta non è evidente, è il momento di intervenire sulla cultura, prima ancora che sul recruiting.


    Il vero ostacolo: la resistenza dell’imprenditore

    Molti imprenditori, soprattutto nelle PMI, considerano “una perdita di tempo” porsi queste domande.
    Il modello mentale del “so fare tutto da solo” continua a resistere, generando stagnazione culturale. Eppure, la ricerca del Massachusetts Institute of Technology mostra che dipendenti maggiormente coinvolti sono più produttivi, più creativi e più fedeli all’azienda.

    L’engagement non è un vezzo HR, ma un fattore di performance: APPROFONDISCI


    Engagement: non servono nuove figure, serve volontà

    Non hai bisogno di un “Employee Engagement Manager” per riflettere su queste 10 domande.
    Ciò che serve è la capacità di usare le risposte come punto di partenza per un piano di azione strutturato:

    • migliorare la comunicazione interna

    • ridisegnare ruoli e responsabilità

    • attivare pratiche di ascolto

    • ridurre i comportamenti manageriali controproducenti

    • rafforzare la cultura della collaborazione

    • aumentare fiducia, trasparenza e coerenza

    La domanda finale è una sola:
    sei disposto a intervenire davvero sulla tua cultura aziendale?

    Se sì, hai già iniziato il percorso e se lo vuoi proseguire ti invito ad effettuare il questionario gratuito qui.


    Bibliografia

    • Bakker, A. B., & Schaufeli, W. B. (2008). Positive Organizational Behavior: Engaged Employees in Flourishing Organizations. Journal of Organizational Behavior.

    • Edmondson, A. (2019). The Fearless Organization. Wiley.

    • Gallup (2023). State of the Global Workplace. Gallup Press.

    • Kahn, W. A. (1990). Psychological Conditions of Personal Engagement and Disengagement at Work. Academy of Management Journal.

    • MacLeod, D., & Clarke, N. (2009). Engaging for Success. UK Government.

    • MIT Human Dynamics Lab. (2009). Workplace Productivity and Engagement Research. Massachusetts Institute of Technology.

    • Schein, E. H. (2010). Organizational Culture and Leadership. Jossey-Bass.

    • Ulrich, D. (2016). HR That Delivers Value. Harvard Business School Press.


    Sitografia