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Alberto Venturini — Il valore delle risorse umane
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Categoria: performance

La categoria Performance raccoglie articoli, analisi e strumenti dedicati al miglioramento dei risultati individuali, di team e dell’intera organizzazione. I contenuti affrontano temi come performance management, obiettivi, KPI, valutazione delle prestazioni, sistemi premianti, motivazione e produttività.

L’obiettivo è supportare imprenditori, manager e HR nella costruzione di sistemi di performance chiari, misurabili e coerenti con la strategia aziendale, evitando approcci improvvisati o puramente formali. Gli articoli uniscono visione strategica e applicazione pratica, con esempi concreti, modelli operativi e indicazioni utilizzabili nel lavoro quotidiano.

Questa sezione è rivolta a chi vuole passare dal “lavorare tanto” al “lavorare meglio”, trasformando la performance in uno strumento di crescita, responsabilizzazione e risultati sostenibili nel tempo.

  • Performance management nelle PMI: costruire un sistema che funziona davvero

    Performance management nelle PMI: costruire un sistema che funziona davvero

    Imprenditore  ·  4 min di lettura

    In molte PMI italiane il “sistema di valutazione della performance” è ancora una scheda compilata una volta l’anno, in cui il manager segna da 1 a 5 alcune voci generiche come “iniziativa”, “puntualità” e “spirito di squadra”. Poi la firma, la firma il dipendente, e i due si vedono di nuovo tra dodici mesi.

    Questo non è performance management. È un rito organizzativo che non produce alcun miglioramento misurabile e che spesso deteriora invece la relazione tra manager e collaboratore.

    Il performance management vero è un processo continuo: obiettivi definiti, KPI per ruolo, feedback frequente e strutturato, riconoscimento dei risultati e correzione di rotta in tempo reale. Vediamo come costruirlo.

    Perché la valutazione annuale non funziona

    La valutazione annuale ha tre problemi strutturali.

    Il primo è il recency bias: il manager tende a valutare sulla base degli ultimi mesi, non dell’intero anno. Chi ha fatto un ottimo lavoro da gennaio a settembre e ha avuto un quarto trimestre difficile viene valutato negativamente. Chi ha avuto un anno mediocre e si è ripreso nell’ultimo mese ottiene una valutazione superiore a quella che meriterebbe.

    Il secondo è la disconnessione temporale: un feedback su un comportamento di otto mesi fa non serve a migliorare. Non si può intervenire su qualcosa che è già successo così tanto tempo prima. Il feedback è utile solo se è vicino all’evento che valuta.

    Il terzo è la mancanza di obiettivi intermedi: se gli obiettivi vengono definiti a gennaio e rivisti solo a dicembre, non c’è nessun meccanismo di correzione di rotta durante l’anno. In un contesto di business che cambia velocemente, questo significa valutare le persone su target che potrebbero essere diventati irrilevanti mesi prima.

    I KPI per ruolo: come definirli in modo che siano utili

    Un KPI (Key Performance Indicator) efficace ha tre caratteristiche. È specifico e misurabile (non “migliorare la soddisfazione del cliente” ma “portare il Net Promoter Score da 34 a 45 entro giugno”). È controllabile dalla persona valutata (non dipende da fattori esterni su cui non ha influenza). È rilevante per i risultati dell’azienda (collegato a un obiettivo di business reale).

    Per ogni ruolo chiave, si definiscono 3-5 KPI, non di più. Più KPI significano meno focus: se tutto è importante, nulla è prioritario.

    Un commerciale ha KPI come tasso di conversione, fatturato per cliente, numero di nuovi clienti acquisiti. Un responsabile HR ha KPI come time-to-hire, tasso di retention a 12 mesi, percentuale di obiettivi di performance raggiunti nel team. Un responsabile produzione ha KPI come OEE (Overall Equipment Effectiveness), tasso di difetti, rispetto delle tempistiche di consegna.

    Il ciclo di feedback continuo: come implementarlo

    Un sistema di performance management continuo si costruisce su tre elementi ricorrenti.

    Check-in mensili o bisettimanali. Incontri brevi (20-30 minuti) tra manager e collaboratore in cui si verifica lo stato degli obiettivi, si identificano ostacoli e si adattano le priorità se necessario. Non una valutazione: una conversazione di lavoro.

    Feedback specifico e tempestivo. Ogni volta che si verifica un comportamento rilevante — positivo o da migliorare — il manager interviene entro 24-48 ore con un feedback strutturato. Il modello SBI (Situation-Behavior-Impact: la situazione specifica, il comportamento osservato, l’impatto che ha avuto) è tra i più efficaci.

    Revisione trimestrale degli obiettivi. Ogni trimestre si verifica se i KPI sono ancora rilevanti, se le priorità sono cambiate e se gli obiettivi devono essere adattati. Questo evita di valutare le persone su target obsoleti.

    Come la PMI può implementare un sistema reale senza burocrazia

    La buona notizia è che un sistema di performance management efficace non richiede software costosi o processi complessi. Richiede coerenza e metodo.

    Il punto di partenza è la chiarezza dei ruoli: ogni persona deve sapere esattamente cosa ci si aspetta da lei, con quali criteri verrà valutata e quali risorse ha a disposizione. Senza questa base, qualsiasi sistema di valutazione produce frustrazione, non performance.

    Il secondo passo è formare i manager: le competenze di feedback, di definizione degli obiettivi e di gestione delle conversazioni difficili non si acquisiscono naturalmente. Si sviluppano con pratica guidata e supporto.

    Il terzo è la coerenza nel tempo: un sistema di performance management funziona solo se viene applicato con regolarità, non solo nei momenti in cui c’è un problema.

    Se vuoi capire come costruire questo sistema nella tua azienda, inizia da qui.

  • Sistema integrato di metriche HR per il governo del capitale umano nel biennio 2026-2027

    Sistema integrato di metriche HR per il governo del capitale umano nel biennio 2026-2027

    Lavoro  ·  3 min di lettura

    1. Contesto e problema

    Molte #organizzazioni misurano indicatori #HR in modo frammentato, retrospettivo o puramente amministrativo. Alcune non misurano niente. Il risultato è una scarsa capacità di:

    • individuare le cause reali del #turnover,
    • intervenire tempestivamente su #onboarding, #leadership e #carichidilavoro,
    • anticipare rischi organizzativi (#burnout, #skillgap, #disallineamentoretributivo),
    • supportare #decisioni strategiche con dati affidabili.

    Il progetto che propongo risponde alla necessità di passare da #metrichedescrittive a #metrichedecisionali, collegate ad azioni concrete e risultati economici.

    2. Obiettivi dell’intervento

    • Costruire un #cruscottoHR essenziale e orientato all’azione, evitando l’over-measurement.
    • Rafforzare la capacità decisionale di #Direzione e #HR su persone, #ruoli e sistemi.
    • Ridurre costi nascosti (#turnover, #assunzioni errate, inefficienze organizzative).
    • Abilitare una lettura predittiva dei rischi e delle competenze future.
    • Preparare l’organizzazione a temi emergenti: #trasparenzasalariale, #lavoroibrido.

     

    3. Metodologia

    Approccio evidence-based e business-oriented, articolato su tre principi:

    1. Misurare ciò che guida decisioni, non ciò che è solo disponibile.
    2. Collegare ogni metrica a un’azione manageriale esplicita.
    3. Differenziare metriche core, tattiche e strategiche, in funzione delle priorità aziendali.

     

    4. Architettura del sistema di metriche

    4.1 Metriche fondamentali (baseline di governo)

    Metriche consolidate ma ricalibrate in chiave manageriale:

    • #Turnover volontario per #manager Analisi disaggregata per linea di riporto, per identificare criticità di #leadership e #clima. → Indicatore primario di qualità manageriale.
    • Time-to-fill su posizioni critiche Misura la capacità dell’organizzazione di sostituire ruoli chiave senza perdita di continuità operativa.
    • Costo reale di assunzione Inclusione di fee esterne, tempo interno, onboarding e curva di #produttività. → Base per valutazioni di #ROI del #recruiting.
    • #Retention a 90 giorni Indicatore di efficacia dell’onboarding e di coerenza tra promessa e realtà del ruolo.
    • Tasso di #mobilità interna Rapporto tra sviluppo interno e uscita dall’organizzazione per crescita professionale.

     

    4.2 Metriche evolutive (2026–2027)

    Metriche orientate a prevenzione, sostenibilità e futuro dell’organizzazione:

    • Employee Sentiment Score (continuo) Rilevazione dinamica tramite pulse survey brevi, check-in post 1:1 e (ove consentito) analisi dei pattern comunicativi.
    • Collaboration Equity Index Analisi delle opportunità di #collaborazione, visibilità e networking tra popolazioni in presenza e da remoto.
    • Burnout Risk Score Indicatore composito basato su carichi di lavoro, densità di meeting, segnali di over-connection e percezione soggettiva.
    • Analisi predittiva dei gap di c#ompetenze Confronto tra competenze future richieste (12–18 mesi) e bacino interno sviluppabile.
    • Diversity nella leadership pipeline Valutazione dell’accesso reale a ruoli senior, mentorship e progetti ad alta visibilità.
    • Pay Equity Ratio controllato Analisi di coerenza retributiva a parità di ruolo e performance, in ottica di compliance e sostenibilità.
    • Meeting Effectiveness Score Misura dell’impatto organizzativo delle riunioni su tempo, produttività e valore generato.
    • Velocità del feedback-to-action Tempo medio tra raccolta f#eedback e decisione/azione visibile.
    • Purpose Alignment Score Allineamento percepito tra lavoro svolto, senso e valori aziendali, come predittore di retention.

     

    5. Logica di selezione delle metriche

    Il progetto non prevede l’adozione di tutte le metriche, ma una scelta mirata:

    • 3 metriche core permanenti (es. turnover per manager, retention 90 giorni, sentiment score)
    • 3–5 metriche tattiche Coerenti con le criticità attuali dell’organizzazione (es. recruiting, leadership, carichi di lavoro)
    • 2–3 metriche strategiche Per anticipare rischi e decisioni future (skill gap, pay equity)

     

    Criterio chiave: nessuna metrica senza una decisione associata.

    6. Fasi operative

    1. Diagnosi iniziale Analisi dati esistenti, sistemi HR, maturità manageriale.
    2. Selezione e definizione delle metriche Chiarezza su formule, fonti dati e soglie decisionali.
    3. Progettazione del cruscotto HR Sintesi direzionale, leggibile e orientata all’azione.
    4. Allineamento Direzione–HR–Manager Traduzione delle metriche in comportamenti e responsabilità.
    5. Avvio pilota e revisione Test su perimetro controllato, aggiustamenti e scaling.

     

    7. Deliverable

    • Framework di metriche HR personalizzato
    • Cruscotto direzionale (KPI + azioni)
    • Linee guida decisionali per manager
    • Modello di revisione periodica delle metriche
    • Raccomandazioni di intervento organizzativo

     

    8. Valore per il cliente

    • Riduzione del turnover evitabile
    • Migliore qualità delle decisioni su persone e ruoli
    • Maggiore accountability manageriale
    • Anticipo dei rischi organizzativi
    • Allineamento tra strategia, persone e performance

     

    9. Indicatori di risultato (KPI di progetto)

    • ↓ Turnover volontario su ruoli critici
    • ↓ Tempo medio di copertura posizioni chiave
    • ↑ Retention a 90 giorni
    • ↑ Mobilità interna qualificata
    • ↓ Costi HR indiretti e inefficienze organizzative
    • ↑ Velocità di risposta a feedback e segnali deboli
  • In poco più di 6 mesi cambiano tre #manager

    In poco più di 6 mesi cambiano tre #manager

    Imprenditore  ·  1 min di lettura

    In poco più di 6 mesi cambiano tre #manager. Non è sfortuna. È un segnale.

    Quando un manager entra ed esce in poche settimane, l’errore non nasce dal profilo. Nasce dall’assetto aziendale. Il manager arriva, trova #ruoli sfumati, #obiettivi mobili, deleghe scritte senza potere operativo. Prova a intervenire: incontra muri silenziosi. Capisce una cosa semplice. La posizione prometteva autorità, l’organizzazione concedeva esposizione e quel punto esce. Tre manager in sei mesi indicano una #Direzione incapace di definire il mandato. Indicano una #selezione basata sul prestigio del #curriculum, non sulle #responsabilità reali. Indicano un #onboarding assente. Indicano un’#azienda pronta a pretendere risultati, non a sostenere #decisioni. Il costo reale non riguarda il prossimo inserimento. Riguarda la #fiducia interna.

    Quando osservo i dati delle aziende, e

    – Ogni uscita rafforza il cinismo dei team.

    – Ogni cambio riduce l’allineamento.

    – Ogni fallimento rende meno credibile la #leadership.

    La domanda utile non riguarda la colpa. Riguarda il #sistema. Quale assetto rende inevitabile l’uscita di chi entra? Finché questa risposta manca, il #turnover manageriale diventa una regola. La stabilità manageriale dipende da chiarezza di #ruolo, #governance coerente, relazione solida con il vertice. Non dipende dal talento individuale. #Kotter collega i fallimenti di #leadership a organizzazioni prive di allineamento strategico. Se questo schema si ripete, fermarsi vale più di assumere di nuovo.

     

  • Quando il ruolo non è allineato in azienda

    Quando il ruolo non è allineato in azienda

    Lavoro  ·  1 min di lettura

  • Valutazioni basate su opinioni = performance stagnanti.

    Valutazioni basate su opinioni = performance stagnanti.

    Lavoro  ·  3 min di lettura

    Nelle aziende la valutazione della performance rischia di restare un rito organizzativo. Un incontro a fine anno in cui il manager assegna un voto e il collaboratore annuisce il più delle volte. In questo scambio non c’è sviluppo. Il punto centrale è evidente. Il voto rappresenta un’opinione. L’opinione non orienta la performance. L’opinione non costruisce responsabilità. L’opinione non sostiene un processo decisionale coerente.

    1. I giudizi non seguono criteri comuni e cambiano tra manager.
    2. I sistemi premianti perdono allineamento con i risultati.
    3. I conflitti restano nascosti per mesi e minano la fiducia.

    Questo accade perché il sistema non misura. Interpreta. La valutazione resta un esercizio di percezione, non uno strumento di governo dell’organizzazione.

    Un sistema di performance efficace non valuta le persone. Misura i risultati, gli standard e i comportamenti attesi. La misurazione crea ordine. Riduce l’arbitrarietà. Rende la leadership più chiara. Quando smettiamo di basarci su “penso che” e introduciamo KPI comprensibili, condivisi e verificabili, cambia il modo di lavorare. Le persone comprendono la direzione. I manager comunicano con coerenza. L’azienda acquisisce una base concreta per premiare, sviluppare e correggere.

    Nella pratica, la misurazione aumenta la motivazione perché definisce aspettative precise. Migliora la produttività perché permette di rimuovere gli sprechi. Rafforza la responsabilità perché ognuno vede la relazione tra azioni e risultati. La valutazione diventa uno strumento quotidiano, non un appuntamento annuale. La conversazione di performance si trasforma in un percorso. L’errore smette di essere un problema. Diventa un dato da analizzare.

    Le evidenze teoriche confermano questa logica. I modelli di misurazione descritti nella letteratura scientifica mostrano che la performance cresce quando il sistema integra obiettivi chiari, standard rilevabili e collegamento diretto con la retribuzione variabile. La valutazione funziona quando guida la relazione tra persona e ruolo e quando permette all’organizzazione di decidere in modo rapido e allineato.

    Le aziende più solide hanno una caratteristica comune: non delegano la performance alla percezione e la trasformano in un processo strutturato che genera valore.

    Il collaboratore è protagonista della propria evoluzione professionale.

    Una scelta che richiede metodo, chiarezza e disciplina. Una scelta che permette di costruire un ambiente di lavoro più equo e più produttivo. La performance non nasce dal giudizio. Nasce dalla misurazione.

    Se vuoi una prima radiografia gratuita preliminare del tuo sistema di performance scrivimi dalla pagina “contatti”

    Bibliografia di riferimento

    Avallone F., Bonaretti M. (2003). Benessere organizzativo. Per migliorare la qualità del lavoro nelle amministrazioni pubbliche. Rubbettino Editore.

    De Carlo N., Falco A., et al. (2017). La metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato. Inail – Dipartimento di Medicina del Lavoro.

    Kaiser S., Ringlstetter M. (2011). Gestione strategica di aziende di servizi professionali. Teoria e pratica. Springer.

    Liker J.K., Meier D. (2007). Toyota Talent. Developing Your People the Toyota Way. McGraw-Hill.

    OD&M Consulting (s.d.). Sistemi premianti. Guida alla progettazione. OD&M.

    Womack J.P., Jones D.T., Roos D. (1990). The Machine That Changed the World. MIT – Rawson Associates.

    Yamashina H. (2005). World Class Manufacturing. FCA Case Study e implementazioni operative.

    AA.VV. (2008). Strategia, Risorse Umane e Valore. Manuale universitario di Gestione delle Risorse Umane.
    Capitoli 11 e 12: Gestire la performance e Valutare le risorse umane.

    Formez PA (1999). Project Cycle Management. Manuale per la formazione. Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    AA.VV. (2020). Il nuovo manuale organizzativo. Metodi per job description, responsabilità e sistemi di governance aziendale.

  • Come si premiano davvero i dipendenti?

    Come si premiano davvero i dipendenti?

    Lavoro  ·  1 min di lettura

    COME SI PREMIANO DAVVERO I DIPENDENTI?
    La risposta corretta non è: “con un hashtagbonus”.
    La risposta corretta è: “con un hashtagsistema”.
    Molte hashtagPMI premiano in modo episodico:
    hashtagpremio a fine anno
    – aumento per trattenere una persona
    hashtagincentivo negoziato caso per caso
    hashtagpremio discrezionale
    Risultato? Percezione di arbitrarietà, hashtagdemotivazione silenziosa, turnover dei migliori. Un sistema premiante efficace deve rispettare almeno questi 4 criteri strutturali:
    1. hashtagALLINEAMENTOSTRATEGICO
    Il premio deve derivare da hashtagobiettivi collegati a margine, produttività, qualità o crescita. Se non impatta il conto economico, non è un sistema: è un costo.
    2. hashtagMISURABILITÀ
    Obiettivi chiari, KPI definiti, formule trasparenti. Come evidenziato nella progettazione dei sistemi incentivanti in decine di studi accademici la struttura e i criteri di calcolo sono determinanti per l’effetto motivazionale.
    3. hashtagSOSTENIBILITÀECONOMICA
    Un sistema sano si autofinanzia: la hashtagperformance genera valore e parte del valore viene redistribuito. Questa la logica coerente e sottostante con gli approcci hashtagGainSharing e hashtagProfitSharing.
    4. PERCEZIONE DI hashtagEQUITÀ
    Secondo la teoria dell’aspettativa di Vroom:
    Motivazione = Valore × Probabilità × Connessione tra sforzo e risultato.
    Se la connessione non è chiara, la motivazione crolla. Attenzione:
    Il premio economico è solo una leva del Total Reward. Riconoscimento, crescita professionale, formazione, autonomia e chiarezza di ruolo hanno impatto strutturale sulla retention.
    Ricordo che un sistema premiante ben progettato può:
    A) Ridurre il hashtagturnover del 10–20%
    B) Aumentare la hashtagproduttività fino all’8%
    C) Liberare tempo manageriale oggi speso in negoziazioni individuali
    Premiare non significa “essere generosi”. Significa costruire un meccanismo che orienta comportamenti e risultati.
    Qual è oggi il vostro modello: episodico o sistemico? Il vostro sistema premia davvero la performance…o state solo distribuendo soldi per evitare conflitti?
    hashtagPerformanceManagement hashtagSistemiPremianti hashtagHRStrategy hashtagIncentivazion

     

     

  • Il ruolo dei sistemi organizzativi nelle performance delle PMI

    Il ruolo dei sistemi organizzativi nelle performance delle PMI

    Imprenditore  ·  4 min di lettura

    1. Introduzione

    Nelle piccole e medie imprese italiane appare ricorrente una narrativa che attribuisce alle persone la responsabilità dei risultati insoddisfacenti. La difficoltà nel reperire competenze, l’apparente scarsa motivazione dei collaboratori e la discontinuità delle performance vengono spesso interpretate come problemi individuali. Tuttavia l’analisi dei processi, della cultura organizzativa e dei meccanismi di coordinamento rivela uno scenario differente. La ricerca scientifica sulla gestione delle risorse umane mostra come il comportamento dei lavoratori sia il risultato della struttura nella quale operano, dei sistemi di onboarding, delle pratiche manageriali e della chiarezza dei ruoli.
    Il paradigma socio-tecnico, già dagli anni Sessanta, suggerisce che la performance dipende dall’allineamento tra la dimensione tecnica e quella sociale dell’impresa. Nelle PMI tale allineamento è spesso fragile, determinando inefficienze, turnover elevato e risultati discontinui.

    2. Il limite dell’attribuzione individuale del fallimento

    Attribuire le criticità alle persone produce un errore cognitivo noto come fundamental attribution error (Ross, 1977). Le evidenze empiriche mostrano che quando un lavoratore fallisce un compito, nella maggior parte dei casi il problema risiede nella mancanza di processi standardizzati, nella scarsa definizione delle aspettative o in una leadership non allineata.

    2.1 Onboarding e aspettative

    La letteratura indica che i primi giorni di lavoro sono determinanti per la performance futura. Bauer e Erdogan (2011) evidenziano che un onboarding strutturato aumenta engagement, retention e velocità di apprendimento. Se un nuovo assunto non comprende gli obiettivi entro la prima settimana, il limite non è individuale ma sistemico. L’assenza di check-list, materiali, ruoli chiari e un referente dedicato produce incertezza e rallentamenti.

    2.2 Leadership incoerente e variabilità manageriale

    Ulrich (2012) sottolinea che un’organizzazione ad alte prestazioni non dipende dalla qualità dei singoli manager ma dalla coerenza del sistema di leadership. Quando ciascun responsabile applica criteri di gestione diversi, i collaboratori non dispongono di una cornice comune, condizione che genera interpretazioni arbitrarie, conflitti e inefficienza operativa.

    2.3 Turnover come indicatore di sistema

    Secondo la ricerca di Work Institute (2023), oltre il 90 percento delle dimissioni è “evitabile” e riconducibile a fattori organizzativi come carico di lavoro, mancanza di sviluppo, scarsa comunicazione e incoerenza manageriale. Un turnover superiore al 15 percento nelle PMI non riflette il mercato del lavoro, ma la debolezza del sistema HR e dei processi di gestione delle persone.

    3. I sistemi come architettura della performance

    Le aziende ad alte prestazioni non dipendono dagli individui ma dall’insieme dei sistemi organizzativi che orientano comportamenti, decisioni e routine operative. La letteratura sulla High Performance Work System (HPWS) (Becker & Huselid, 1998) evidenzia che l’efficacia dell’impresa dipende dalla coerenza tra:

    sistemi di recruiting e selezione
    processi di onboarding
    job design chiaro e misurabile
    leadership allineata
    metriche trasparenti di performance
    cultura organizzativa condivisa

    Quando questi elementi funzionano come un sistema integrato, si osservano miglioramenti significativi in produttività, qualità, tempi e retention.

    4. Impatto dei sistemi sulla cultura e sui risultati

    La cultura non nasce spontaneamente. È l’esito di processi, pratiche, rituali e scelte organizzative. Schein (2010) afferma che i comportamenti osservabili in azienda derivano dai sistemi di riferimento che guidano la vita quotidiana delle persone. Per questo la costruzione di sistemi chiari e replicabili genera prevedibilità, sicurezza psicologica e senso di efficacia.
    Le evidenze sul World Class Manufacturing e sul Toyota Production System confermano che la creazione di processi standardizzati riduce la variabilità, migliora la qualità e incrementa le performance complessive (Liker & Meier, 2007). In tali modelli non servono “eroi” ma procedure solide, formazione continua e feedback costante.

    5. Implicazioni operative per le PMI

    Per migliorare le performance non basta sostituire persone o intensificare i controlli. È necessario intervenire sulla struttura. Le azioni prioritarie includono:
    definizione dei ruoli e degli output attesi
    costruzione di un onboarding guidato
    standardizzazione dei processi critici
    allineamento della leadership
    misurazione sistematica della performance
    revisione della cultura sulla base dei comportamenti osservati
    L’approccio evidence-based mostra che la persona eccelle quando il sistema la sostiene.

    6. Conclusioni

    Le PMI che continuano a interpretare il fallimento come un problema individuale rischiano di cristallizzare una cultura difensiva e inefficace. Le imprese che invece adottano una logica sistemica riducono il turnover, stabilizzano le performance e costruiscono un contesto capace di attrarre e trattenere talento. La ricerca scientifica è chiara. Non sono le persone a fallire. Sono i sistemi che non permettono di lavorare bene. La progettazione organizzativa è quindi la leva primaria per la competitività delle PMI.
    Per una diagnosi preliminare del sistema organizzativo è possibile richiedere un’analisi introduttiva per individuare criticità, rischi e opportunità di miglioramento.

    Bibliografia

    Bauer, T. N., & Erdogan, B. (2011). Organizational Socialization: The Effective Onboarding of New Employees. APA Handbook.
    Becker, B. E., & Huselid, M. A. (1998). High Performance Work Systems and Firm Performance. Research in Personnel and Human Resource Management.
    Liker, J. K., & Meier, D. (2007). Toyota Talent: Developing Your People the Toyota Way. McGraw-Hill.
    Ross, L. (1977). The intuitive psychologist and his shortcomings: Distortions in the attribution process. Advances in Experimental Social Psychology.
    Schein, E. H. (2010). Organizational Culture and Leadership. Jossey-Bass.
    Ulrich, D. (2012). HR from the Outside In. McGraw-Hill.

    Webgrafia

    Work Institute (2023). Retention Report. https://workinstitute.com
    Society for Human Resource Management (SHRM). Effective Onboarding Practices. https://www.shrm.org
    Harvard Business Review. Why Employees Leave Organizations. https://hbr.org
    McKinsey & Company. The organization blog: performance, leadership and operating models. https://www.mckinsey.com
    MIT Sloan Management Review. High-Performance Work Systems. https://sloanreview.mit.edu

  • Gestire le performance di nuova generazione

    Gestire le performance di nuova generazione

    Motivazione  ·  5 min di lettura

    Gestire le performance di nuova generazione: una bella sfida che McKinsey ci spiega bene nel suo articolo.
    Le aziende che seguono con uno scopo hanno maggiori probabilità di creare una significativa generazione di valore a lungo termine, che può portare a migliori prestazioni finanziarie, maggiore coinvolgimento dei dipendenti e maggiore fiducia dei clienti.

    Concentrati sullo scopo dell’organizzazione

    Qual è lo scopo principale della tua azienda e dove puoi avere un impatto unico e positivo sul mercato? Ora più che mai, hai bisogno di risposte a queste domande: lo scopo non è una scelta ma una necessità.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  possono articolare e modellare le mentalità e i comportamenti individuali desiderati legati allo scopo identificando i “momenti che contano” nella cultura aziendale e traducendo lo scopo in una serie di norme e comportamenti di leadership e dei dipendenti.

    Ad esempio, il produttore di veicoli commerciali Scania organizza un “Climate Day” annuale, durante il quale l’azienda interrompe le operazioni per un’ora per tenere corsi di formazione sulla sostenibilità, in linea con il suo scopo di “guidare il passaggio a un sistema di trasporto sostenibile”.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  possono anche garantire che vengano apportati chiari cambiamenti ai processi di reclutamento e sviluppo delle capacità determinando le caratteristiche di un dipendente “orientato allo scopo” e incorporando questi attributi nel reclutamento, nello sviluppo e nella pianificazione della successione.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  possono anche incorporare metriche guidate da uno scopo nelle decisioni di retribuzione e prestazioni. Le aziende di tutti i settori hanno intrapreso queste metriche ultimamente. Ad esempio, Seventh Generation, un produttore di prodotti per la pulizia e la cura della persona, ha recentemente inserito nel suo sistema di incentivi obiettivi di sostenibilità per l’intera forza lavoro dell’azienda, al servizio del suo obiettivo di essere un’azienda a zero rifiuti entro il 2025. Shell ha in programma di stabilire obiettivi di emissioni di carbonio a breve termine e collegare la compensazione dei dirigenti alla performance rispetto a essi.

    Pensa profondamente al talento

    Le organizzazioni in grado di riallocare i talenti al passo con i loro piani strategici hanno più del doppio delle probabilità di superare le i concorrenti. Gestire le performance di nuova generazione è utile per collegare il talento al valore i migliori talenti dovrebbero essere spostati in ruoli critici che guidano il valore. Ciò significa allontanarsi da un approccio tradizionale, in cui i ruoli critici e il talento sono intercambiabili e basati sulla gerarchia.

    Portare le persone migliori nei ruoli più importanti richiede uno sguardo disciplinato su dove l’organizzazione crea davvero valore e come contribuiscono i migliori talenti. Considera lo sforzo di Tesla per creare una cultura dell’innovazione in rapido movimento o l’attenzione ossessiva di Apple sull’esperienza utente. Queste priorità culturali sono al centro delle agende di valore di queste aziende. I ruoli necessari per trasformare tali priorità in valore sono spesso legati alla ricerca e sviluppo e occupati da persone creative e di talento.

    Per consentire questo cambiamento, I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  dovrebbero gestire i talenti in modo rigoroso creando una capacità di analisi per estrarre i dati per assumere, sviluppare e trattenere i migliori dipendenti.

    Crea la motivazione giusta per i dipendenti

    Le aziende sanno che una migliore esperienza lavorativa dei dipendenti significa una migliore redditività. Le organizzazioni di successo lavorano insieme alle loro persone per creare esperienze personalizzate, autentiche e motivanti che attingono allo scopo di rafforzare le prestazioni individuali, di squadra e aziendali.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  giocano un ruolo cruciale nella formazione dell’esperienza dei dipendenti. Le organizzazioni in cui le risorse umane facilitano un’esperienza positiva per i dipendenti hanno una probabilità 1,3 volte maggiore di riportare una sovraperformance organizzativa, ha dimostrato una ricerca McKinsey . Ciò è diventato ancora più importante durante la pandemia, poiché le organizzazioni lavorano per costruire il morale del team e una mentalità positiva.

    I manager e i manager delle risorse umane (direttori del personale o chi per loro)  dovrebbero facilitare e coordinare l’esperienza dei dipendenti. Le organizzazioni possono supportarlo aiutando le risorse umane a evolversi, rafforzando le capacità della funzione in modo che diventi l’architetto dell’esperienza dei dipendenti. Airbnb, ad esempio, ha ribattezzato il ruolo di CHRO come responsabile globale dell’esperienza dei dipendenti. PayPal si è concentrata sulla capacità e sui processi delle risorse umane per creare un’esperienza migliore per i dipendenti, incluso il coaching dei professionisti delle risorse umane sulla misurazione e la comprensione di tale esperienza e l’utilizzo della tecnologia in modo più efficace.

    Introduci la gestione delle performance di nuova generazione

    Gestire le performance di nuova generazione per le aziende che stanno sperimentando un’ampia varietà di approcci per migliorare il modo in cui gestiscono le performance è sicuramente non facile ma essenziale. Secondo un sondaggio globale McKinsey , metà degli intervistati ha affermato che la gestione delle performance non ha avuto un effetto positivo sulle performance dei dipendenti o dell’organizzazione. Due terzi hanno segnalato l’implementazione di almeno una modifica significativa ai propri sistemi di gestione delle performance.

    Abbiamo identificato tre pratiche – coaching dei manager, collegamento degli obiettivi dei dipendenti alle priorità aziendali e retribuzione differenziata – che aumentano le possibilità che un sistema di gestione delle performance influisca positivamente sulle performance dei dipendenti. Le risorse umane svolgono un ruolo importante nell’incorporare queste pratiche nella gestione delle performance i supportando il processo di definizione degli obiettivi, disaccoppiando la retribuzione e la discussione sullo sviluppo, investendo nella creazione di capacità del manager e incorporando tecnologia e analisi per semplificare il processo di gestione delle performance.

    Per rafforzare l’agilità di un’organizzazione, le risorse umane dovrebbero porre le seguenti domande:

    • Possiamo consentire un processo decisionale più efficace spingendo le decisioni ai margini dell’organizzazione, creando sicurezza psicologica che dia potere alle persone e costruendo capacità?
    • Come possiamo accelerare il passaggio a una base di talenti più diversificata e profondamente motivata, supportata da una cultura incentrata sull’uomo che consente prestazioni superiori ed esperienza superiore?
    • Quali aree organizzative o flussi di creazione di valore end-to-end trarrebbero maggiori benefici dal passaggio a nuovi modi di lavorare e di organizzarsi?
  • Perchè l’impegno dei dipendenti è a due vie

    Perchè l’impegno dei dipendenti è a due vie

    Engagement  ·  3 min di lettura

    Una parte significativa dell’impegno dei dipendenti è di dare loro una “voce”. Lo spiegano bene MacLeod e Clarke riportano in Impegnarsi per il successo: Employee engagement strategies enable people to be the best they can at work, recognising that this can happen only if they feel respected, involved, heard, well led and valued by those they work for and with.”

    Tuttavia, a volte i datori di lavoro, imprenditori, manager trascurano che l’impegno dei dipendenti è un processo a due vie. Se ci aspettiamo che l’impegno dei dipendenti sia il risultato di portare risultati all’impresa sicuramente lo stesso livello di impegno dovrebbe essere previsto dai loro manager? Una volta che i risultati al questionario sul coinvolgimento dei dipendenti in azienda sono stati recepiti e analizzati, tocca ai manager ad agire proprio su questi risultati e dare un feedback significativo ai dipendenti.  Ci sono delle semplici misure pratiche da prendersi nella loro routine, giorno per giorno, per vedere ed ottenere un cambiamento nella cultura di un classico posto di lavoro. Il consiglio dato dal CEO LinkedIn Jeff Weiner, che ha twittato quanto segue:

    Con un indice di gradimento del 97% dai suoi dipendenti in Glassdoor il suo consiglio certamente sembra degno di essere ascoltato.

    Ispirare

    Le persone si ispirano alle azioni piuttosto che ai titoli o alle posizioni gerarchiche. Ciò significa che un manager deve mostrare ai dipendenti che merita il loro rispetto con le proprie azioni invece di credere che solo perché è il manager deve ispirare sulla parola. I manager dovrebbero essere disposti ad aiutare i dipendenti e sottolineare che sono a disposizione per sviluppare competenze e potenzialità piuttosto che usare il “bastone” per ottenere quanto richiesto. Inoltre mostrare entusiasmo verso gli scopi e gli obiettivi della società è molto importante.

    Potenziare

    Fornire ai dipendenti gli strumenti idonei per fare il loro lavoro è una parte importante per ottenere la giusta motivazione dai dipendenti. Potenziare le loro competenze oltre a fornire gli strumenti idonei è altrettanto importante. Molti usano i sistemi di performance management che, oltre a monitorare le performance e essere utili per assegnare eventuali premi, sono utilissimi per capire come il dipendente si sta impegnando, cosa necessita per fare ancora meglio per esprimere tutto il suo potenziale.

    Ascoltare

    Vale sempre la pena di ascoltare i dipendenti e richiede molto meno tempo di quello che tendenzialmente si pensa. Ascoltare può essere fatto sia durante il normale svolgersi del lavoro quotidiano e anche nei classici colloqui one-to-one a cadenza regolare. L’indagine impegno dei dipendenti è una parte fondamentale di ascolto, solo su scala più ampia.

    Apprezzare

    Se un dipendente ha fatto un buon lavoro, il manager dovrebbe, anzi DEVE,  essere pronto e disposto a farlo presente apprezzando ciò che ha fatto. Non solo, DEVE dire loro perché hanno fatto bene. Le persone svolgono sempre meglio il loro lavoro se si sentono valorizzati, apprezzati, in modo da dare un rinforzo positivo per il raggiungimento degli obiettivi successivi. Questo aspetto dovrebbe essere parte integrante della cultura di ogni impresa.

    Ecco un esempio di cosa afferma un dipendente di LinkedIn:

    LinkedIn è veramente un posto incredibile per lavorare. Sentirsi importanti, essere trattati con rispetto, e avere l’indipendenza e autonomia lavorativa … Mi sento fortunato a lavorare qui ogni giorno.

  • Migliorare il coinvolgimento in azienda

    Migliorare il coinvolgimento in azienda

    Engagement  ·  3 min di lettura

    Tre modi per migliorare il coinvolgimento in azienda

    Per anni i responsabili delle risorse umane e i datori di lavoro hanno cercato quella formula che gli consentisse di coinvolgere meglio i propri dipendenti. Hanno provato nuovi beneficts, revisionando la cultura aziendale e persino supportando lo sviluppo della carriera. Sebbene queste iniziative non fossero male e del tutto errate, non potevano risolvere il problema del basso coinvolgimento dei dipendenti.

    Di recente, Quantum Workplace ha pubblicato un rapporto (solo in inglese) in cui hanno esaminato circa 300 aziende in merito alla strategia di coinvolgimento dei dipendenti e alle priorità delle risorse umane. Solo il 12% di quelle aziende si considerava molto impegnato: engaged!!! Il 12%!!!

    Ma come risulta dal rapporto tutte quelle aziende avevano alcune cose interessanti in comune.

    Ecco tre modi in cui le molte aziende sono state in grado di migliorare il coinvolgimento dei loro dipendenti.

    1. Avere una strategia di coinvolgimento dei dipendenti continua: tutto l’anno

    Una delle maggiori differenze tra le organizzazioni impegnate e disimpegnate era il modo in cui si avvicinavano al tema dell’impegno e coinvolgimento dei loro dipendenti. Quasi il 78% delle aziende altamente impegnate svolge iniziative di coinvolgimento dei dipendenti tutto l’anno. In effetti, il 50% delle aziende disimpegnate ha dichiarato di concentrarsi sull’impegno solo per un breve periodo di tempo, come se non fosse importante il resto dell’anno. Non puoi imparare una nuova lingua a meno che tu non parli spesso. Allo stesso modo, le organizzazioni non possono migliorare l’impegno dei dipendenti, a meno che non si concentrino sul miglioramento quotidiano. Una strategia di coinvolgimento per tutto l’anno significa monitorare e tracciare le metriche delle prestazioni regolarmente. E poi facendo piccoli aggiustamenti in modo iterativo.

    1. Follow up sulle indagini dei dipendenti

    La maggior parte delle organizzazioni conduce sondaggi tra i dipendenti. Tuttavia, sono utili solo se fai qualcosa a riguardo. E significa molto di più che creare un grafico che mostri quale percentuale dei dipendenti si senta coinvolta e presentandola alla direzione. I risultati del sondaggio di coinvolgimento ti diranno solo come si sentono i dipendenti sul loro lavoro e per te capire come migliorare le cose. Sarai felice di sapere che lo sforzo in più è stato importante. Secondo il rapporto di Quantum Workpace, se un manager segue le indicazioni dei dipendenti al sondaggio, allora sarà 12 volte più probabile che siano coinvolti l’anno successivo.

    1. Fai a meno dei colloqui annuali

    Con aziende come Adobe che demoliscono il loro Year Performance Review, i leader aziendali stanno cominciando a rendersi conto di quanto siano terribili i colloqui annuali. Ma sono le organizzazioni più coinvolte che l’hanno capito molto tempo fa. Secondo il rapporto Quantum Workplace, il 54,6% delle aziende impegnate ha assicurato che i loro manager avessero colloqui individuali con i propri dipendenti ogni 1-3 mesi. D’altra parte, il 77,8% delle società disimpegnate fa ancora affidamento sui colloqui annuali. Se vuoi consentire ai tuoi dipendenti di dare il meglio, devi dire loro come stanno andando regolarmente e non aspettare la fine dell’anno. Ciò aiuterà sia voi che i vostri dipendenti a scoprire i problemi prima e ad affrontarli rapidamente.

    Se vuoi davvero migliorare il coinvolgimento dei dipendenti devi essere più coinvolto nel processo. Significa parlare di più con i dipendenti, capire e analizzare i loro punti di vista e prendere iniziative ogni giorno per migliorarlo in modo incrementale.

    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Avallone F., Bonaretti M., Benessere Organizzativo .
    Manuale universitario di Strategia delle Risorse Umane .
    OD&M Consulting, Sistemi Premianti. Guida alla progettazione .


    WEBGRAFIA

    Quantum Workplace, Employee Engagement Trends Report.
    Inail, Stress lavoro correlato (2017) .

     

  • Approfondimento su la motivazione

    Approfondimento su la motivazione

    Motivazione  ·  5 min di lettura

    Sembra semplice, ed è! Passare del tempo con i dipendenti e conoscerli è un modo facile ed efficace per coinvolgere i dipendenti anche per ottenere dei consigli sulla motivazione da parte loro.

    Conoscere le loro famiglie, i background e gli obiettivi personali consente a un imprenditore o manager di sviluppare un rapporto più forte con loro. Trova l’ora del giorno per salutarti, chiedi loro come stanno le loro famiglie o informati sui loro hobby. Questa è una pratica rapida e diretta che può far sentire il dipendente che ti interessi a lui anche come individuo e non solo come lavoratore. Approfondimenti Employee Engagement Management

    Fornire loro gli strumenti per il successo. Approfondimenti Employee Engagement ManagementIn qualità di manager devi essere sicuro che i tuoi dipendenti capiscano cosa stanno facendo. La formazione all’interno delle loro specifiche descrizioni del lavoro può offrire loro più fiducia in ciò che stanno facendo. Quando uno dei membri del team non è sicuro su cosa deve fare o su come gestire una situazione, la produttività può arrestarsi mentre cercano di risolvere la situazione. Se diventa troppo opprimente, c’è la possibilità che un piccolo intoppo diventi un problema molto più grande. Anche se sono necessari coaching o formazione aggiuntivi, fornire ai dipendenti una solida base per le attività future è un buon passo avanti per aumentare il loro livello di coinvolgimento.

    Fai sapere loro come sta andando l’azienda. Sono la spina dorsale dell’impresa e molte volte il suo successo o fallimento dipenderanno da loro. Per loro avere un interesse per l’azienda fa bene e dovrebbero essere resi consapevoli dei suoi successi, preoccupazioni e lotte. Fornire ai dipendenti un briefing non solo delle fruttuose iniziative dell’azienda, ma anche di quelle che non hanno funzionato così bene. Così permetti  al tuo team di sapere cosa funziona e cosa non garantisce loro l’opportunità di sviluppare nuove idee per le aree più deboli, e di continuare a essere proattivi nei settori dove operano.

    Permetti loro di crescere. Hai parlato con loro e hai visto il potenziale nelle loro capacità di aiutare la tua azienda a crescere. La squadra che hai assemblato è stata scelta per un motivo. Ora, come loro manager, devi dare loro la possibilità di mostrare le abilità per svolgere il compito assegnato.

    Tra i consigli sulla motivazione importanti c’è quello che sembra essere da parte delle aziende meno capito. Dare la possibilità di esprimersi affinché svolgano bene il loro lavoro.

    Se un dipendente viene da te con un’idea che potrebbe non essere quello che stai cercando, scegli di rispondere in un modo che non lo scoraggi dal continuare a provare e sviluppare altri concetti.

    Offrire incoraggiamento e apprezzamento per il loro lavoro è importante.  Molte aziende hanno vari livelli di gestione, ognuno dei quali richiede a tutti di rispondere a qualcun altro. Una delle importanti pratiche di coinvolgimento dei dipendenti, e tra i consigli sulla motivazione, è il supporto ai dipendenti di fronte a una situazione difficile. Indipendentemente dal tipo di attività, i dipendenti dovranno affrontare le avversità dei clienti, degli altri dipendenti e probabilmente anche i tuoi. In qualità di manager, potrebbe essere richiesto di intervenire per rettificare una situazione e, a volte, potrebbe voler dire scegliere da che parte stare. Un compito che non è sempre facile, ma il supporto del dipendente sono importanti all’interno dell’azienda.

    Riconosci alla tua squadra il loro duro lavoro. Un manager che riconosce un lavoro duro e ben fatto è un motivatore essenziale nello sviluppo delle migliori pratiche di coinvolgimento dei dipendenti. Per essere un manager di successo, è bene capire quale forma di riconoscimento funziona meglio per il tuo staff. Le parole di incoraggiamento possono fare molto in questo senso. Un “buon lavoro” o “grazie” per quanto riguarda un compito potrebbe essere proprio quello che quel dipendente aveva bisogno di sentirsi dire per portare avanti il suo compito.

    Ascoltare e agire sul feedback dei dipendenti. Ascoltare ciò che i tuoi clienti hanno da dire è importante, ma anche ascoltare i tuoi dipendenti. Avere riunioni regolari per determinare quali aree dell’ambiente di lavoro necessitano di miglioramenti è una parte importante della motivazione in azienda. Utilizzando un questionario aziendale o anche una riunione mensile e dare voce al proprio personale è fondamentale per farli sentire parte dell’azienda. Se c’è una situazione all’interno dell’azienda che passa inosservata o non percepita e dalla direzione, invia un messaggio sfavorevole al tuo staff. Se sanno che la direzione si preoccupa e sente le loro preoccupazioni, continueranno a mantenere un alto livello di impegno invece di diventare scoraggiati e disimpegnati.

    Creare un ambiente di lavoro libero dalla paura. Approfondimenti Employee Engagement ManagementCosì tante aziende tendono a operare in un ambiente basato sulle prestazioni. Approfondimenti Employee Engagement Management Questo tipo di atmosfera è un ambiente favorevole per la paura e l’incertezza in cui crescere, quindi mantenere l’impegno dei dipendenti costante è particolarmente difficile o quasi impossibile.

    Permettere ai dipendenti di fare delle scelte senza dover eseguire tutto fino alla catena di comando: autonomia. Questi ambienti basati sulle non autonomia operativa possono anche portare alla paura di essere rimproverati costantemente e la motivazione si azzera. Gestire un’impresa in cui i dipendenti sono puniti per errori è una scelta sbagliata!!!

    Motivare, ispirare e istruire i dipendenti. Non solo i tuoi dipendenti dovrebbero capire la portata del loro lavoro, ma come loro manager, anche tu dovresti. La creazione di un ambiente di lavoro positivo inizia con dipendenti felici, ma non finisce qui. Il tono è impostato dallo staff manageriale sin dall’inizio, e un buon modo per ottenere un tono positivo è essere più che il loro capo: essere il miglior allenatore che potrebbero avere. Se vedi un dipendente alle prese con un compito, avvicinalo per vedere se puoi aiutare in qualche modo. Lascia che ti mostrino quanto possono fare bene. Affinché i dipendenti si sentano appassionati del proprio lavoro e si impegnino solo per i migliori risultati, devono sapere che l’azienda ha fiducia in loro.