09Dic

Nelle aziende la valutazione della performance rischia di restare un rito organizzativo. Un incontro a fine anno in cui il manager assegna un voto e il collaboratore annuisce il più delle volte. In questo scambio non c’è sviluppo. Il punto centrale è evidente. Il voto rappresenta un’opinione. L’opinione non orienta la performance. L’opinione non costruisce responsabilità. L’opinione non sostiene un processo decisionale coerente.

Quando osservo i dati delle aziende, emergono tre effetti che pesano sulla gestione.

  1. I giudizi non seguono criteri comuni e cambiano tra manager.
  2. I sistemi premianti perdono allineamento con i risultati.
  3. I conflitti restano nascosti per mesi e minano la fiducia.

Questo accade perché il sistema non misura. Interpreta. La valutazione resta un esercizio di percezione, non uno strumento di governo dell’organizzazione.

Un sistema di performance efficace non valuta le persone. Misura i risultati, gli standard e i comportamenti attesi. La misurazione crea ordine. Riduce l’arbitrarietà. Rende la leadership più chiara. Quando smettiamo di basarci su “penso che” e introduciamo KPI comprensibili, condivisi e verificabili, cambia il modo di lavorare. Le persone comprendono la direzione. I manager comunicano con coerenza. L’azienda acquisisce una base concreta per premiare, sviluppare e correggere.

Nella pratica, la misurazione aumenta la motivazione perché definisce aspettative precise. Migliora la produttività perché permette di rimuovere gli sprechi. Rafforza la responsabilità perché ognuno vede la relazione tra azioni e risultati. La valutazione diventa uno strumento quotidiano, non un appuntamento annuale. La conversazione di performance si trasforma in un percorso. L’errore smette di essere un problema. Diventa un dato da analizzare.

Le evidenze teoriche confermano questa logica. I modelli di misurazione descritti nella letteratura scientifica mostrano che la performance cresce quando il sistema integra obiettivi chiari, standard rilevabili e collegamento diretto con la retribuzione variabile. La valutazione funziona quando guida la relazione tra persona e ruolo e quando permette all’organizzazione di decidere in modo rapido e allineato.

Le aziende più solide hanno una caratteristica comune: non delegano la performance alla percezione e la trasformano in un processo strutturato che genera valore.

Il collaboratore è protagonista della propria evoluzione professionale.

Una scelta che richiede metodo, chiarezza e disciplina. Una scelta che permette di costruire un ambiente di lavoro più equo e più produttivo. La performance non nasce dal giudizio. Nasce dalla misurazione.

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Bibliografia di riferimento

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Libero professionista come HR Temporay Director con oltre vent’anni di esperienza nella gestione strategica e operativa delle risorse umane in contesti industriali, manifatturieri e di servizi ad alta complessità organizzativa. Ho sviluppato un percorso che integra competenze manageriali, organizzative e relazionali, costruendo politiche HR capaci di sostenere la crescita delle aziende. Specializzato in Performance Management, Talent Acquisition e Retention, Governance e Change Management, ho gestito budget HR fino a ≈ 2.500.000 € annui, coordinato team HR e payroll fino a 7 persone, e accompagnato aziende in fasi di crescita, ristrutturazione e processi di innovazione in ambito HR. Adotto le best practices internazionali riconducibili al body of knowledge di APICS: Association for Operations Management e quelle internazionali della Lean Production e della Lean Office. Il mio approccio integra visione strategica e attenzione operativa: dalla definizione delle roadmap HR alla negoziazione di contratti e politiche retributive, dalla gestione di relazioni sindacali alla costruzione di sistemi premianti di varie tipologie come ad esempio MBO, OKR ecc. costruiti ad hoc. Ho sempre riportato direttamente al Presidente, al CEO o al Consiglio di Amministrazione, garantendo un allineamento costante tra strategia HR e obiettivi aziendali.